Come guarire le ferite del razzismo? Parlare di malattie fisiche come raffreddore, influenza, fratture e slogature può aiutarci ad imparare a trovare la guarigione.

Similmente, traiamo vantaggio anche dal discutere delle sfide che comportano i pensieri e gli atteggiamenti scorretti, comprese le parole e le azioni che danneggiano gli altri così come noi stessi.

Alcuni hanno patito il dolore dell’essere considerati “l’altro” o “l’inferiore”.

Mi sembra che tali atteggiamenti siano aumentati nel mondo intorno a noi negli ultimi anni, forse in parte a causa del linguaggio al vetriolo che è arrivato a permeare il discorso politico nelle varie nazioni di tutto il mondo.

“Chiunque si ritenga superiore nel piano del Padre in base a caratteristiche quali razza, sesso, nazionalità, lingua o circostanze economiche è moralmente nel torto e non comprende il vero scopo del Signore per tutti i figli del Padre ” (vedere Quentin L. Cook, “La quotidianità eterna“, Liahona, ott. 2017).

Il presidente Gordon B. Hinckley (1910 – 2008) ha parlato ampiamente di questo argomento nel suo discorso “Il bisogno di maggior gentilezza”, tenuto durante la sessione generale del sacerdozio della conferenza generale di aprile del 2006:

“Mi sono domandato perché nel mondo vi sia tanto odio. …

“Le distinzioni razziali continuano ad essere presenti. Mi è stato riferito che questo è presente anche fra di noi. Non capisco come ciò possa accadere. …

“…insulti razzisti e commenti denigratori sono a volte uditi fra di noi. Vi ricordo che nessun uomo che proferisca commenti sprezzanti riguardo a persone di una razza diversa può considerarsi un vero discepolo di Cristo. E neppure può considerarsi in armonia con gli insegnamenti della Chiesa di Cristo. …

Tutti noi dobbiamo riconoscere che ciascuno è un figlio, o una figlia, del nostro Padre celeste che ama tutti i Suoi figli” (Gordon B. Hinckley, “Il bisogno di maggior gentilezzaLiahona, aprile 2006).

razzismo

Il pregiudizio razziale e culturale è troppo diffuso nel mondo. Purtroppo le pratiche associate al razzismo e al pregiudizio hanno causato ferite profonde a molti.

Mentre tentiamo di sanare le ferite del razzismo, è di fondamentale importanza comprendere che le idee negative verso gli altri basate su differenze razziali o culturali non feriscono solo coloro che sono al centro di tale atteggiamento; ma danneggiano anche chi le professa, se non di più.

Siamo cristiani, discepoli di Cristo, tuttavia, quando permettiamo agli atteggiamenti del mondo di insinuarsi nelle nostre menti, limitiamo il nostro progresso verso ciò che il nostro Padre si aspetta che diventiamo, e andiamo incontro ad un peccato che spesso ha conseguenze durature.

Qui di seguito troverete quattro passi che ciascuno di noi deve compiere affinché tutti insieme possiamo progredire mentre ci sforziamo di raggiungere il nostro potenziale divino.

  1. Riconoscere il problema del razzismo

Alcune persone non riconoscono che esiste un problema.

Alcuni anni fa, in seguito agli eventi di Charlottesville, in Virginia, che hanno coinvolto suprematisti bianchi e i contro-dimostranti, la Chiesa ha rilasciato due dichiarazioni ufficiali denunciando il razzismo, consigliando ai membri e a tutte le persone che “dovrebbero essere turbate dall’aumento dell’intolleranza sia nelle parole che nelle azioni che si vede dappertutto” (“Church Issues Statements on Situation in Charlottesville, Virginia,” Aug. 13, 2017, mormonnewsroom.org).

Il primo passo verso la guarigione è la consapevolezza che il problema esiste, anche tra alcuni di noi nella Chiesa, come ha sottolineato il presidente Hinckley.

Non possiamo riparare ciò che ignoriamo o neghiamo. Il nostro atteggiamento nei confronti di coloro che appartengono ad una razza o cultura diversa non dovrebbe essere considerato una questione di poca importanza.

Vederlo come tale conferma solo la volontà di non cambiare atteggiamento.

Sfortunatamente, i commenti e gli atteggiamenti insensibili riguardanti le persone di colore non sono ancora scomparsi.

  1. Riconoscerlo in noi stessi

Alcune persone riconoscono il problema ma potrebbero non riconoscerlo in loro stessi. A volte il razzismo è così sottile che potremmo non renderci conto che lo stiamo esprimendo.

Come possiamo riconoscere quando i nostri pensieri e commenti potrebbero non essere in linea con gli insegnamenti del Vangelo? Considerate in che modo i seguenti esempi potrebbero esprimere del razzismo.

Come vorreste che il Signore cambiasse il vostro cuore se vi riconosceste in uno di questi punti?

  • Preferite aggregarvi solo a quelli della vostra stessa etnia e pensate che anche gli altri dovrebbero fare lo stesso.
  • Credete che sia giusto discriminare quando si vende o si affitta una casa.
  • Non iniziate un’amicizia (o rispondete ad approcci amichevoli) a causa delle differenze razziali.
  • Non siete felici se i vostri figli si uniscono a quelli di una particolare razza.
  • Siete orgogliosi di voi stessi quando vi comportate bene con qualcuno di un’altra razza.
  • Avete difficoltà ad accogliere qualcuno di una razza particolare nella vostra cerchia familiare.
  • Sentite meno compassione per quelli di razza diversa che soffrono gli effetti della povertà, della guerra, della carestia, del crimine e così via.
  • Supponete che una persona di un’altra razza (o che sembra diversa) debba provenire da un altro paese.
  • Fate battute o commenti sprezzanti relativi alla razza di qualcuno o ad un particolare gruppo razziale.
  • Credete che il vangelo di Gesù Cristo supporti qualsiasi pensiero o comportamento razzista.
  • Giustificate atteggiamenti o comportamenti razzisti a causa di atteggiamenti o comportamenti simili mostrati da altre brave persone, inclusi dirigenti o membri della Chiesa.

Se vi riconoscete in uno di questi pensieri o atteggiamenti, avete identificato un’opportunità per crescere e diventare più simili a Cristo mentre vi sforzate di superarli.

  1. Imparate un nuovo approccio

Con il fatto che il razzismo esiste ancora nel mondo, non intendo dire che tutti siano razzisti. Ci sono persone, compresi alcuni Santi degli Ultimi Giorni, che rientrano in una categoria le cui preoccupazioni potrebbero essere espresse in questo modo:

“Mi sento a disagio o impacciato quando mi trovo in certi gruppi razziali o etnici perché non sono mai stato molto vicino a loro.

Non so come comportarmi. Sono preoccupato di sembrare razzista quando in realtà mi sento solo a disagio ed eccessivamente consapevole delle differenze.”

Incontrate la persona non il colore, salutate l’individuo non l’etnia!

Se state cercando un modo per avvicinarvi a coloro che possono apparire diversi, vi do questo consiglio, che mi ha aiutato a superare i percorsi della vita.

In poche parole, incontro le persone dove le “trovo”. Ciò significa che cerco di non entrare in nessuna situazione con certe idee predeterminate.

Incontrate la persona, non il colore. Salutate l’individuo, non l’etnia. Vedete il figlio e la figlia di Dio per ciò che è veramente – un fratello o una sorella – piuttosto che qualcuno di diverso.

  1. Ascoltate

Oltre ad incontrare le persone dove le troviamo, possiamo applicare una verità che un caro amico ha condiviso con me.

Siamo una comunità di oratori. Parliamo di noi stessi, delle nostre famiglie storiche, dei nostri figli e spesso della nostra fede.

E anche se tutto ciò è una forma di condivisione, sarebbe utile diventare una comunità di ascoltatori.

Se prima ci sforzassimo di ascoltare veramente quelli che consideriamo “l’altro” e se il nostro sincero obiettivo fosse quello di lasciar loro condividere la loro vita, le loro storie, le loro famiglie, le loro speranze e le loro pene, non solo otterremmo una maggiore comprensione, ma questa pratica sarebbe molto utile per guarire le ferite del razzismo.

Le parole dei dirigenti contro il razzismo

Nel corso degli anni, molti dirigenti della chiesa si sono espressi in maniera chiara contro qualunque atteggiamento o ideologia razzista, ponendo enfasi sulla natura divina di tutti gli esseri umani.

Anziano Ballard, del Quorum dei Dodici Apostoli, ha detto:

“Dobbiamo abbracciare i figli di Dio con compassione ed eliminare ogni pregiudizio, compreso il razzismo, il sessismo e il nazionalismo”.

Ha inoltre affermato che i membri della chiesa dovrebbero “accogliere e abbracciare chiunque stia facendo oggi il suo viaggio”.

Anziano Sitati, del Quorum dei Settanta, ha dichiarato:

“La dottrina della Chiesa conferma che le persone di qualunque estrazione sociale, che vivano ora o che siano mai vissute sulla terra, sono figli di Dio e sono uguali ai Suoi occhi.

[…] tutte le cose sono dinanzi al Padre Eterno, la Sua giustizia è per tutti gli uomini, e il Suo amore redentore e la Sua misericordia sono estese a tutti coloro che si volgono a Dio con pieno intento di cuore”.

Ha aggiunto che nella storia ci sono molti esempi che ci insegnano che “è l’attenzione sulle cose che definiscono e pongono in evidenza le differenze tra persone, ad avere scatenato quelle forze che hanno portato ad alcune tra le più grandi sofferenze per i figli di Dio in tutte le epoche”.

Quando ci soffermiamo sulla natura divina di tutti i figli di Dio e dimentichiamo le differenze, o meglio, consideriamo queste ultime come una ricchezza e non un pericolo, saremo meglio in grado di amarci l’un l’altro alla maniera del Padre Celeste e del Salvatore.

Possa ognuno di noi essere consapevole del continuo danno che provoca il razzismo nel mondo e riconoscerlo quando lo vediamo in noi stessi.

Nella misura in cui lo facciamo e siamo disposti a fare i cambiamenti necessari, aiuteremo a guarire le ferite del razzismo e libereremo noi stessi e gli altri per progredire insieme verso il nostro potenziale divino come figli del nostro Padre celeste (vedere Malachia 2:10).

Questo articolo è stato pubblicato da Darius Graye si trova sul sito lds.orgQuesto articolo è stato tradotto da Sabrina Santalena