Il testo che segue è la seconda di tre parti di un discorso tenuto da anziano Lynn G. Robins durante l’edizione di BYU Campus Education Week del 2017. Attraverso le due storie che racconta, Anziano Robins ci illustra come essere responsabili del nostro operato si traduca in un maggiore potere e controllo sulla nostra vita.

Per leggere la parte I del discorso cliccate sotto:

Essere responsabili al 100 per cento (parte I): mai dividere arbitrio e responsabilità

Il potere e la ricompensa che derivano dall’essere responsabili: storie di vita vissuta

Ricorrere alla lista anti-responsabilità costituisce un atto di auto-sabotaggio. Vuol dire arrendersi con sé stessi e talvolta con gli altri. Nel condividere le storie che seguono, spero noterete quanto sia controproducente usare la lista anti-responsabilità, anche quando avete ragione.

Storia 1: Responsabili al 100 percento al centro distribuzione

Nel 1983, io e alcuni altri collaboratori fondammo una nuova azienda che si occupava di tenere dei seminari sulla gestione del tempo, e realizzare e vendere agende.

Per i seminari aziendali, mandavamo i nostri consulenti presso la sede centrale del cliente, dove tenevano i seminari all’interno delle strutture di formazione.

Prima del seminario due impiegati del nostro centro distribuzione preparavano e spedivano numerose scatole contenenti il materiale utile per l’addestramento, tra cui le agende, i raccoglitori e la modulistica.

Era anche compresa una guida del partecipante di circa cento pagine che conteneva citazioni, spazi vuoti su cui scrivere, grafici e illustrazioni.

Di solito, i due impiegati del centro distribuzione facevano partire la spedizione dieci giorni prima del seminario. All’epoca in cui ciò che sto per raccontare accadde, tenevamo circa 250 seminari ogni mese.

Avendo tante spedizioni da effettuare, i due impiegati si trovavano spesso a commettere degli errori, come ad esempio materiale mancante oppure ritardo nelle spedizioni. Ciò divenne spesso motivo di irritazione e imbarazzante frustrazione per i consulenti. 

Quando si verificavano tali problemi, la divisione seminari mi presentava un reclamo, poiché il centro distribuzione era sotto la mia responsabilità.

Quando discutevo con questi due impiegati riguardo agli errori e i possibili miglioramenti che potevano essere applicati al sistema, non volevano mai accettare la responsabilità per gli errori commessi. Davano la colpa agli altri, affermando cose come:

“Non è colpa nostra, il reparto seminari ha compilato i moduli di richiesta di fornitura del materiale in modo incorretto, e noi abbiamo spedito esattamente secondo quanto richiesto da loro.

È colpa loro. Non potete dare la colpa a noi!”. O dicevano: “Abbiamo spedito tutto in tempo, ma la società di trasporti lo ha consegnato in ritardo.

Non potete dare la colpa a noi!”. Un’altra scusa era: “La filiale che si occupa dell’assemblaggio ha commesso degli errori nel confezionamento dei kit per il partecipante, e noi li abbiamo spediti esattamente per come ce li hanno consegnati.

È colpa loro”. Sembrava che questi due impiegati non fossero mai responsabili per gli errori commessi, e così gli errori continuarono a verificarsi.   

Poi accadde qualcosa di fondamentale importanza. Il responsabile della formazione aziendale di una grande società multinazionale partecipò ad uno dei nostri seminari e rimase così entusiasta che ci invitò a tenere un seminario pilota a cinquanta o giù di lì tra i suoi alti dirigenti.

Il giorno del seminario, il nostro consulente aprì le scatole di materiale e scoprì che mancavano le guide del partecipante. Senza di esse, come avrebbero fatto i partecipanti a seguire e prendere appunti?

Il responsabile della formazione entrò nel panico. Il nostro consulente fece del suo meglio per accertarsi che ogni partecipante ricevesse un taccuino o dei fogli su cui prendere appunti durante la giornata di formazione, e il seminario ebbe una discreta riuscita, anche senza le guide. 

Estremamente imbarazzato e arrabbiato, il responsabile della formazione chiamò il nostro reparto seminari e disse: “Non insegnerete mai più qui! Come avete potuto commettere un errore così imbarazzante e imperdonabile con il nostro seminario pilota?”. 

Un vice presidente arrabbiato del nostro reparto seminari mi chiamò e disse: “Questa è l’ultima goccia. Stiamo per perdere un cliente da un milione di dollari per colpa degli errori del centro distribuzione. Non possiamo più tollerare alcun errore!”

In qualità di socio dell’azienda, neanche io potevo più tollerare questo tipo di errori. Allo stesso tempo non volevo che quei due padri di famiglia finissero con l’essere licenziati.

Dopo aver pensato a soluzioni plausibili, decisi di mettere in atto un sistema di incentivi che motivasse i due uomini ad essere più attenti.

Per ogni ordine spedito correttamente, avrebbero ricevuto un dollaro aggiuntivo, o la possibilità di ricevere 250$ in più ogni mese—nella speranza di concentrare la loro attenzione sulla qualità.

Tuttavia, se avessero commesso un errore, una penalità da un dollaro non sarebbe stata una grande perdita. Decisi di includere due ulteriori incentivi da 100$ nel caso in cui non avessero commesso nessun errore.

Al primo errore non avrebbero perso soltanto un dollaro, bensì anche il primo bonus da 100$. Al secondo errore avrebbero perso anche il secondo bonus da 100$.

Dissi anche agli impiegati: “Se vi è un errore, a prescindere da chi lo abbia commesso, perderete il vostro bonus. Siete responsabili per le spedizioni al 100 per cento.”

“Ma non è giusto”, risposero. “E se la divisione seminari compila la richiesta scorrettamente e, senza saperlo, facciamo partire la spedizione con ‘i loro’ errori?”

Dissi: “Perderete il vostro bonus. Siete responsabili del successo della spedizione al 100 per cento.” 

“Ma non è giusto! E se facciamo partire la spedizione in tempo ma la compagnia di trasporti la consegna in ritardo?”

“Perderete il vostro bonus. Siete responsabili al 100 per cento.”

“Non è giusto! E se il reparto assemblaggio commette degli errori nel preconfezionare i kit individuali? Non potete incolparci dei loro errori!” 

Ancora una volta risposi: “Perderete il vostro bonus. Siete responsabili del successo della spedizione al 100 per cento. Intesi?”  

“Non è giusto!”

“Potrà anche non sembrarvi giusto, ma così è la vita. Perderete il vostro bonus.”

Ciò che feci fu eliminare dalle opzioni la lista anti-responsabilità. Adesso i due impiegati capivano che non potevano più incolpare qualcun altro, creare delle scuse o giustificare gli errori commessi—anche quando avevano ragione ed era davvero colpa di qualcun altro!

Ciò che accadde dopo fu interessante da osservare. Quando ricevevano un ordine dal reparto seminari, si mettevano in contatto per rivedere il modulo, articolo per articolo.

Si presero la responsabilità di correggere qualsiasi errore commesso dalla divisione seminari. Iniziarono a visionare i documenti della compagnia di trasporti per assicurarsi che le date di consegna inserite fossero corrette.

Cominciarono a numerare le scatole di spedizione “uno di sette”, “due di sette”, etc., scrivendo all’esterno il contenuto di ogni scatola.

Cominciarono a fare partire le consegne con tre o quattro giorni di anticipo rispetto al solito. Alcuni giorni prima dell’inizio del seminario contattavano telefonicamente il cliente per assicurarsi che avessero ricevuto il materiale.

Se per caso avevano dimenticato qualche articolo, avevano adesso tre o quattro giorni in più per inviare quelli mancanti tramite spedizione espressa. Finalmente gli errori smisero di verificarsi, e i due impiegato iniziarono a guadagnare i bonus mese dopo mese.

Apprendere in prima persona il potere, il controllo e la ricompensa che derivano dall’essere responsabili al 100 per cento, fu per loro un’esperienza che gli cambiò la vita. 

Ciò che impararono questi due impiegati è che quando incolpavano qualcun altro, stavano consegnando il successo delle spedizioni a questo qualcuno—ad esempio il dipartimento seminari o la compagnia di trasporti.

Impararono che le giustificazioni impediscono di avere il controllo sulla propria vita. Capirono che è controproducente incolpare gli altri, creare delle scuse o giustificare gli errori—anche quando si è nel giusto!

Nel momento stesso in cui facciamo una di queste cose controproducenti—in breve se ci rifiutiamo di essere responsabili— perdiamo il controllo sui risultati positivi che ricerchiamo nella vita. 

Storia n° 2: “Mettere il mio matrimonio davanti al mio orgoglio”

Permettetemi di citare l’esperienza di una giovane moglie: 

Come ogni coppia, io e mio marito abbiamo avuto dei disaccordi durante il nostro matrimonio. Ma c’è un episodio che ricordo in particolare.

Non ricordo più il motivo per cui discutemmo, ma finimmo per non parlarci più, e ricordo che pensavo fosse tutta colpa sua. Pensavo di non aver fatto assolutamente nulla di cui dovermi scusare. 

Col passare delle ore, aspettavo che mio marito mi chiedesse scusa. Sicuramente era in grado di vedere quanto stesse sbagliando. Doveva essere evidente quanto avesse ferito i miei sentimenti. Sentivo che dovevo farmi valere; era il principio che contava. 

Quando la giornata stava volgendo al termine, cominciai a rendermi conto di stare aspettando invano, così mi rivolsi al Signore in preghiera.

Pregai affinché mio marito capisse ciò che aveva fatto e quanto questo stesse danneggiando il nostro matrimonio. Pregai affinché fosse ispirato a chiedermi scusa per porre fine al nostro disaccordo. 

Mentre pregavo, sentii la forte impressione di dover andare io a scusarmi con mio marito.

Rimasi un po’ scioccata da questo suggerimento e immediatamente feci presente in preghiera che io non avevo fatto nulla di male e che pertanto non mi sarei dovuta scusare.

Un pensiero giunse con forza alla mia mente: “Vuoi avere ragione o vuoi essere sposata?

Mentre ponderavo sulla domanda, mi resi conto che avrei potuto aggrapparmi al mio orgoglio e non lasciarlo andare fino a quando mio marito non si fosse scusato, ma quanto ci sarebbe voluto? Giorni?

Non rivolgergli la parola mi rendeva infelice. Compresi che nonostante questo episodio non avrebbe posto fine al nostro matrimonio, essere sempre così intransigente avrebbe potuto causare seri danni col passare degli anni.

Decisi che era più importante per me avere un matrimonio felice e amorevole piuttosto che mantenere intatto il mio orgoglio su qualcosa che in futuro ci sarebbe sembrato irrilevante. 

Andai da mio marito e gli chiesi scusa per averlo fatto arrabbiare. Anche lui si scusò, e presto tornammo ad essere felici e uniti nell’amore. 

Da allora vi sono state delle occasioni in cui ho avuto bisogno di pormi la stessa domanda: “Vuoi avere ragione o vuoi essere sposata?”.

Quanto sono grata della lezione che appresi la prima volta che affrontai questa domanda. Mi ha sempre aiutato a mettermi in prospettiva e mettere mio marito e il mio matrimonio davanti al mio orgoglio.

Leggi anche: Ciò che il Libro di Mormon dice riguardo all’orgoglio

Le benedizioni dell’essere responsabili

in che modo Dio ci parlaIn questa storia, la sorella imparò che, pur avendo ragione, e anche se fosse stata colpa del marito, incolparlo era controproducente e le avrebbe fatto perdere il controllo su eventuali esiti positivi.

Scoprì inoltre che vi è potere e controllo nell’espressione “mi dispiace” quando usata con amore non finto ed empatia—e non semplicemente per giustificarsi. 

Nel matrimonio, un approccio 50 e 50 da entrambe le parti potrebbe sembrare logico, ma soltanto un approccio al 100 per cento da entrambe le parti chiude le porte alla lista anti-responsabilità.

Un’ultima lezione che questa sorella imparò è che non è possibile controllare l’arbitrio di un’altra persona—si può controllare solo il proprio.

Una volta, una madre amorevole diede questo saggio consiglio ad una figlia infelice in un matrimonio combattuto.

Chiese alla giovane di disegnare una linea verticale al centro di un foglio di carta e di scrivere sulla colonna di sinistra tutte le cose che suo marito faceva che le dessero fastidio.

Poi, sul lato destro, le fece scrivere le reazioni ad ogni offesa. Allora la madre le fece tagliare il foglio a metà, separando le due liste. 

“Adesso getta il foglio con le colpe di tuo marito nella spazzatura. Se vuoi essere felice e migliorare il tuo matrimonio, smettila di concentrarti sulle colpe di tuo marito e concentrati piuttosto sul tuo comportamento.

Esamina attentamente i modi in cui reagisci alle cose che ti infastidiscono e cerca di capire se puoi reagire in modi diversi e più positivi.”

Per leggere la parte III del discorso cliccate sotto:

Essere responsabili al 100 per cento (parte III): mai negare la giustizia di Dio

Questa madre comprendeva il potere e la saggezza che scaturiscono dall’essere responsabili al 100 per cento. Questo articolo è stato tradotto da Ginevra Palumbo.