Il testo che segue è la prima di tre parti di un discorso tenuto da anziano Lynn G. Robins durante l’edizione di BYU Campus Education Week del 2017. Anziano Robins parla di cosa voglia dire essere completamente responsabili delle proprie azioni, e ci spiega in che modo l’avversario cerchi di ingannarci per avere il controllo sul nostro libero arbitrio. Una delle tattiche più comuni è tentare l’essere umano ad agire senza curarsi delle conseguenze delle proprie azioni, dividendo così la “coppia dottrinale” arbitrio e responsabilità. 

Fratelli e sorelle, sono grato di essere con voi alla sessione d’apertura della Settimana dell’Istruzione di BYU 2017. Il tema di quest’anno è tratto da DeA 50:24, con un’enfasi particolare su queste parole: “E colui che riceve la luce e continua in Dio riceve più luce.”

Utilizzerò un approccio diverso a questo tema rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare, e lo farò esponendo ed illustrando alcuni modi molto ingegnosi ed efficaci tramite cui il “malvagio” impedisce alle persone di progredire e ricevere più luce (DeA 93:39).

Molti principi evangelici camminano in coppia, ovvero l’uno è incompleto senza l’altro. Oggi, desidero parlare di tre di queste coppie dottrinali:

  • Arbitrio e responsabilità
  • Misericordia e giustizia
  • Fede e opere

Quando Satana riesce a separare una coppia di dottrine comincia a creare scompiglio tra il genere umano. È una delle strategie più astute che utilizza per impedire alle persone di crescere nella luce.

Sappiamo già che la fede senza le opere non è fede (vedere Giacomo 2:17).

Mi concentrerò primariamente sulle due restanti coppie dottrinali (“arbitrio e responsabilità”; “misericordia e giustizia”): primo, per dimostrare quanto evitare le responsabilità influenzi l’arbitrio; secondo, quanto “negare la giustizia”, come quanto detto nel Libro di Mormon (vedere Alma 42:30), influenzi la misericordia.

Il Libro di Mormon ci insegna che siamo creati per “agire… e non per subire” (2 Nefi 2:26) — o per essere “liberi di agire per [noi] stessi” (2 Nefi 10:23).

Tale libertà di scelta non è un dono di arbitrio parziale, ma di arbitrio completo e totale al 100 per cento. È assoluto nel senso che il Genitore Perfetto non costringe i Suoi figli.

Leggi anche: Scegliere tra bene e male: il libero arbitrio e il suo ruolo nel piano di Dio

Egli ci mostra il cammino e può persino darci dei comandamenti, ma “nondimeno, puoi scegliere da te stesso, poiché ciò ti è concesso” (Mosè 3:17).

Assumersi le propria responsabilità e rendere conto delle proprie scelte sono principi complementari dell’arbitrio (vedere DeA 101:78).

Responsabilità vuol dire riconoscere in noi stessi la causa degli effetti o risultati delle nostre scelte—giuste o sbagliate. Sul lato negativo, vuol dire assumersi sempre le conseguenze delle scelte sbagliate.

Fatta eccezione per coloro che sono ritenuti innocenti, quali i bambini e le persone affette da disabilità intellettiva, il vangelo ci insegna che ogni persona è responsabile per l’uso che fa del proprio libero arbitrio e “sar[à] punita per i propri peccati” (Articoli di fede 1:2).

Non si tratta semplicemente di un principio celeste ma di una legge della natura—raccogliamo ciò che seminiamo.

Pertanto, a rigor di logica, un libero arbitrio completo e totale è accompagnato da una responsabilità completa e totale:

Ed ora ricordate, ricordate fratelli miei, che chiunque perisce, perisce a se stesso; e chiunque commette l’iniquità la commette a se stesso; poiché ecco, voi siete liberi; e vi è permesso di agire da voi; poiché ecco, Dio vi ha dato la conoscenza e vi ha resi liberi (Helaman 14:30; enfasi aggiunta).

Il principio di Korihor— dividere arbitrio e responsabilità

Korihor - Arbitrio e responsabilità

Fonte: LDS.org

Una delle strategie più ingegnose messe in atto da Satana per ottenere il controllo sul nostro libero arbitrio non è costituita da attacchi frontali all’arbitrio stesso, ma da un furtivo assalto alle spalle sulla responsabilità.

Senza responsabilità, ogni buon dono da Dio può essere utilizzato impropriamente per scopi malvagi. Ad esempio, la libertà di parola senza la responsabilità può essere utilizzata per creare e proteggere la pornografia.

I diritti di una donna possono essere distorti per giustificare un aborto non necessario. Quando il mondo separa le scelte dalle responsabilità, ciò conduce all’anarchia e ad una lotta di potere o di sopravvivenza del più forte.

Potremmo definire la separazione tra libero arbitrio e responsabilità il principio di Korihor, come leggiamo nel libro di Alma “e ogni uomo conquistava secondo la sua forza; e qualsiasi cosa un uomo facesse non era un crimine (Alma 30:17; enfasi aggiunta).

Rimuovendo le conseguenze negative, si ha un libero arbitrio incontrollato, come se non vi fosse un giorno del giudizio.

Il principio di Nehor—rinnegare la giustizia

Nehor

Artist: James H. Fullmer

Se Satana non riesce del tutto a separare libero arbitrio e responsabilità, allora tenterà di intorpidire o minimizzare il senso di responsabilità—quello che potremmo definire il principio di Nehor, anch’esso contenuto nel libro di Alma:

“che tutta l’umanità sarebbe stata salvata all’ultimo giorno, e che non dovevano temere né tremare […]; poiché il Signore aveva creato tutti gli uomini e aveva pure redento tutti gli uomini; e alla fine tutti gli uomini avrebbero avuto la vita eterna” (Alma 1:4).

Che offerta allettante per colore che cercano la felicità nella malvagità! Il principio di Nehor dipende interamente dalla misericordia e rinnega la giustizia—la separazione della seconda coppia dottrinale menzionata in precedenza.

Rinnegare la giustizia va di pari passo con l’evitare le responsabilità. Sono essenzialmente la stessa cosa.

Una strategia comune a tutti gli antiCristo del Libro di Mormon è quella di dividere libero arbitrio e responsabilità. “Mangiate, bevete e siate allegri; nondimeno temete Dio—egli giustificherà chi commette un piccolo peccato” (2 Nefi 28:8).

Fede senza opere, misericordia senza giustizia e arbitrio senza responsabilità sono tutte note diverse della stessa seducente e funesta canzone. Con ognuna di esse, l’uomo naturale rifiuta la responsabilità nel tentativo di sedare la propria coscienza.

È simile alla pratica dell’indulgenza di inizio Cinquecento, ma è molto più facile—in questo modo è gratis. Non c’è da stupirsi che la via larga sia così affollata.

La strada appare come un viaggio libero dal senso di colpa verso la salvezza ma è, in realtà, una deviazione astutamente mascherata verso la distruzione (vedere 3 Nefi 14:13).

Quella dell’arbitrio privo di responsabilità è una delle principali dottrine antiCristo—ingannevole per natura e distruttiva nei risultati.

La lista anti-responsabilità

l’indolenza spiritualePer meglio illustrare il concetto, desidero condividere una lista di cose che Satana ci induce a dire o fare per evitare di essere responsabili. La lista non è completa. Ma credo copra tutte le sue tattiche più comuni.

  1. Incolpare gli altri: Saul, disobbedendo, privò gli Amalechiti del bottino di guerra; in seguito, quando si trovò di fronte a Samuele, diede la colpa al popolo (vedere 1 Samuele 15:21).
  2. Razionalizzare o giustificare: Saul razionalizzò o giustificò la propria disobbedienza, affermando che il bestiame risparmiato era per “farne dei sacrifici all’Eterno” (1 Samuele 15:21; vedere anche il versetto 22)
  3. Cercare delle scuse: esiste un’infinita varietà di scuse, come questa di Laman e Lemuel: “Come è possibile che il Signore metta Labano nelle nostre mani? Ecco, egli è un uomo potente, e può comandare a cinquanta, sì, e può anche ucciderne cinquanta; allora perché non noi?” (1Nefi 3:31).
  4. Minimizzare o banalizzare il peccato: è proprio ciò che Nehor promuoveva (vedere Alma 1: 3-4).
  5. Nascondersi: è una comune tecnica di elusione. Una tattica che Satana utilizzò con Adamo ed Eva dopo aver mangiato il frutto proibito (vedere Mosè 4:14).
  6. Insabbiare: strettamente connessa con la tendenza a nascondersi è la tendenza ad insabbiare, cosa che Davide tentò di fare per coprire il tradimento con Bathsheba (vedere 2 Samuele 12:9, 12).
  7. Fuggire dalle responsabilità: questo è ciò che Giona cercò di fare (vedere Giona 1:3).
  8. Abbandonare le responsabilità: simile a fuggire le responsabilità è abbandonarle. Ne è un esempio Corianton che lasciò il ministero per andare appresso alla meretrice Isabella (see Alma 39:3).
  9. Negare o mentire: “E Saul gli disse […]: Io ho eseguito l’ordine dell’Eterno. E Samuele disse: Che è dunque questo belar di pecore che mi giunge agli orecchi?” (1 Samuele 15: 13-14).
  10. Ribellarsi: Samuele allora rimproverò Saul “di ribellione”. “Giacché tu hai rigettata la parola dell’Eterno, anch’egli ti rigetta come re” (1 Samuele 15:23).
  11. Lamentarsi e mormorare: colui che si ribella allo stesso modo si lamenta e mormora. “E tutti i figli d’Israele mormorarono contro Mosè e […] dissero ‘fossimo pur morti nel paese d’Egitto!’” (Numeri 14:2).
  12. Colpevolizzare e arrabbiarsi: questi due atteggiamenti sono strettamente connessi, come descrive Nefi: “E avvenne che Laman si adirò contro di me e anche contro mio padre; e così pure Lemuele” (1 Nefi 3:28).
  13. Avanzare pretese e diritti: “Non vogliamo che nostro fratello minore sia governatore su di noi. E avvenne che Laman e Lemuele mi presero, mi legarono con delle corde e mi trattarono con molta asprezza” (1 Nefi 18: 10-11).
  14. Dubitare, perdere la speranza, arrendersi e rinunciare: “Nostro fratello è uno sciocco […] poiché non credevano ch’io potessi costruire una nave” (1 Nefi 17: 17-18).
  15. Indugiare nell’autocommiserazione e nel vittimismo: “Ecco, noi abbiamo sofferto tutti questi anni nel deserto, mentre avremmo potuto goderci le nostre ricchezze e la terra della nostra eredità; sì, e avremmo potuto essere felici” (1 Nefi 17:21).
  16. Titubare o avere uno stupore spirituale: l’ironia dell’indecisione è che se non prendiamo una decisione in tempo, il tempo deciderà al posto nostro.
  17. Procrastinare: sorella dell’indecisione è la procrastinazione. “Ma ecco, i vostri giorni di prova sono passati; avete procrastinato il giorno della vostra salvezza finché è per sempre troppo tardi” (Helaman 13:38).
  18. Permettere alla paura di avere il controllo: questo punto si collega al nascondersi: “Ebbi paura, e andai a nascondere il tuo talento sotterra […] E il suo padrone rispondendo gli disse: servo malvagio ed infingardo” (Matteo 25:25-26).
  19. Accondiscendere: un esempio di accondiscendenza o attitudine ad aiutare gli altri ad evitare le responsabilità è costituito dall’episodio in cui Eli non riesce a disciplinare i suoi figli per i loro peccati gravi e viene rimproverato dal Signore: “E allora perché calpestate i miei sacrifizi e […] onori i tuoi figliuoli più di me? (1 Samuele 2:29; vedere anche i versetti 22-36).

Se prendiamo in considerazione questa lista tenendo a mente Laman e Lemuele, vedremo che essi si resero colpevoli di quasi ogni punto della lista. Fu questa lista a distruggere Laman e Lemuele.

Si tratta di una lista estremamente pericolosa.

Quando leggiamo 1 Nefi e 2 Nefi, possiamo solo limitarci ad immaginare quanto difficile fosse per i membri della famiglia di Lehi abbandonare le proprie case, ottenere le tavole di bronzo, accamparsi nel deserto per otto anni e costruire una grande nave in grado di attraversare l’oceano.

Le responsabilità che la famiglia dovette affrontare furono invero straordinarie. Eppure, per quanto possa essere ardua la responsabilità, “‘arduo’ è una scusa che la storia non accetta mai”, come è stato illustrato graficamente nel caso di Laman e Lemuele.

Le situazioni difficili sono la nostra prova della fede, per vedere se ci spingeremo innanzi con un cuore ben disposto (vedere DeA 64:34) o un cuore dubbioso (DeA 58:29), semmai lo faremo.

Una situazione difficile rivela il vero carattere di una persona o lo rafforza, come nel caso di Nefi, oppure lo indebolisce e lo corrompe, come fu per Laman e Lemuele, i quali sono l’incarnazione di ciò che vuol dire essere irresponsabili (vedere Alma 62:41).

Le scuse non equivalgono ai risultati

Le scuse non equivalgono ai risultatiÈ importante riconoscere che le scuse non equivalgono mai ai risultati. Nel caso di Laman e Lemuele, tutte le scuse del mondo non gli avrebbero mai fatto ottenere le tavole di bronzo.

Il motivo per cui Nefi ottenne le tavole e Laman e Lemuele no, è che Nefi non fece mai riferimento alla lista anti-responsabilità. Era un campione, e i campioni non guardano quella lista.

Come dichiarò l’anziano David B Haight del Quorum dei Dodici: “Un uomo determinato trova una via; gli altri trovano delle scuse.”

Se la lista anti-responsabilità è così pericolosa, allora perché così tante persone vi fanno spesso riferimento?

Perché l’uomo naturale è per natura irresponsabile, si rivolge alla lista come meccanismo di difesa per evitare la vergogna e l’imbarazzo, lo stress e l’ansia, il dolore e le conseguenze negative del peccato e dell’errore.

Piuttosto che pentirsi per eliminare il senso di colpa, lo seda con delle giustificazioni. Questo gli da la falsa impressione che la colpa sia delle circostanze o di qualcun altro, e che pertanto non abbia bisogno di pentirsi.

La lista anti-responsabilità potrebbe anche essere chiamata lista “anti-fede”, poiché arresta il progresso e lo abbandona ad un punto morto lungo il cammino.

Quando Satana spinge una persona ad evitare la responsabilità, quella persona impercettibilmente rinuncia al proprio libero arbitrio, poiché non ha più il controllo o non “agisce”. Piuttosto, diventa un oggetto per subire, e Satana comincia abilmente ad avere il controllo sulla sua vita.

La differenza tra cercare una scusa e dare delle spiegazioni

Matrimonio si stava sgretolando: arbitrio e responsabilitàÈ importante ricordare che ognuno di noi talvolta fallisce nel tentativo di avere successo, proprio come accadde a Nefi e i suoi fratelli durante i primi due viaggi verso Gerusalemme quando tentarono di ottenere le tavole.

Ma coloro che sono coraggiosi accettano di assumersi la responsabilità per i propri errori e peccati. Si pentono, si rimettono in piedi e continuano a spingersi innanzi con fede.

Potrebbero fornire una spiegazione o un motivo per non aver avuto successo, ma non una scusa.

Di primo acchito potrebbe sembrare che Adamo stesse incolpando Eva quando disse, “La donna che tu mi hai dato”.

Tuttavia, quando Adamo aggiunse in seguito “e io ho mangiato”, ci è dato di capire che egli accettò di assumersi le responsabilità per le sue azioni e che stesse dando delle spiegazioni, non incolpando Eva. Eva a sua volta disse: “E io ho mangiato” (Mosè 4:18-19; vedere anche i versetti 17-20; 5:10-11).

Testo integrale in inglese: https://speeches.byu.edu/talks/lynn-g-robbins/be-100-percent-responsible/