In questo periodo dell’anno commemoriamo l’umile nascita di Gesù, anche se sappiamo non essere avvenuta a dicembre ma bensì ad aprile.

Le scritture dichiarano che Sua madre, Maria, fosse la sposa di Giuseppe. Essi avevano preso parte alle prime due fasi di una tipica cerimonia matrimoniale ebraica.

Queste prime fasi del matrimonio potrebbero essere paragonate al nostro fidanzamento ufficiale, che viene seguito dalla vera e propria cerimonia di matrimonio.

La nascita di Gesù annunciata a Maria

Vergine Maria, madre di Gesù

Nel libro di Luca troviamo il resoconto dell’apparizione dell’angelo Gabriele a Maria, in cui quest’ultima venne a conoscenza del suo futuro privilegiato. Vi leggerò dal primo capitolo:

“Ti saluto, o favorita dalla grazia…. Il Signore è teco…

E l’angelo le disse: Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.

Ed ecco tu concepirai nel seno e partorirai un figliuolo, e gli porrai nome Gesù.

Questi sarà grande, e sarà chiamato Figliuol dell’Altissimo” (Fate caso alla “F” e alla “A” maiuscole).

Dio è l’Altissimo. Gesù sarebbe stato il Figlio dell’Altissimo.

“E Maria disse all’angelo: Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”

Ella era consapevole della sua verginità.

“E l’angelo rispondendo, le disse: Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò ancora il santo che nascerà, sarà chiamato Figliuolo di Dio” (Luca 1: 28-32; 34-35).

Prima che Giuseppe e Maria si riunissero, ella attendeva già quel santo bambino.

Giuseppe desiderava proteggere la di lei reputazione, nella speranza di risparmiare a Maria la punizione che spettava alle donne rimaste incinta senza aver completato il matrimonio.

Mentre meditava queste cose, l’Angelo Gabriele apparve a Giuseppe e gli disse:

“Giuseppe, figliuol di Davide, non temere di prendere teco Maria tua moglie; perché ciò che in lei è generato è dallo Spirito Santo.

Ed ella partorirà un figliuolo, e tu gli porrai nome Gesù; perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati”. 

Maria e Giuseppe non avevano bisogno di spiegazioni per comprendere il profondo significato del nome Gesù. La radice ebraica da cui deriva, Jehoshua, vuol dire “Geova salva”.

Pertanto, la missione di Geova, che presto si sarebbe chiamato Gesù, era portare la salvezza, ed il suo destino supremo di diventare il Salvatore del mondo.

Le umili circostanze in cui ebbe luogo la nascita di Gesù 

nascita di Gesù

A nativity scene of Christmas is displayed in a museum in Asuncion, Paraguay, December 22, 2012. AFP PHOTO / Norberto Duarte (Photo credit should read NORBERTO DUARTE/AFP/Getty Images)

Nel libro di Mormon, al capitolo 11 di 1 Nefi, troviamo la conversazione avvenuta tra Nefi e l’angelo:

L’angelo chiese: “Conosci tu la condiscendenza di Dio?”

Nefi rispose: “So che egli ama i suoi figlioli; nondimeno non conosco il significato di tutte le cose.

“Ed egli mi disse: Ecco, la vergine che vedi è la madre del Figlio di Dio, secondo la carne.

… io vidi ch’ella era rapita nello Spirito; e dopo che era stata rapita nello Spirito per lo spazio di un tempo, l’angelo mi parlò, dicendo: Guarda!

E io guardai e vidi di nuovo la vergine che portava un bambino fra le sue braccia.

E l’angelo mi disse: Ecco l’Agnello di Dio, sì, proprio il Figlio del Padre Eterno! Conosci tu il significato dell’albero che vide tuo padre?” (1 Nefi 11: 16-21).

Passiamo adesso al secondo capitolo di Luca — la tenera e dolce storia che tutti leggiamo a Natale:

“Or in que di, avvenne che un decreto uscì da parte di Cesare Augusto, che si facesse un censimento di tutto l’impero” (Luca 2:1).

Si trattava di un vero e proprio tributo, un censimento, un’iscrizione — una registrazione di tutti i cittadini dell’impero Romano.

Erode decise che le persone dovessero essere censite nella terra dei loro antenati. Maria e Giuseppe, che a quel tempo vivevano a Nazaret, dovettero muoversi in direzione Sud, verso la città di Davide, che distava circa 130 Km.

Forse dovettero camminare ancora più a lungo, al fine di aggirare l’ostile provincia di Samaria.

Quasi sicuramente viaggiarono insieme ai familiari che, come loro, erano stati convocati presso la terra dei loro padri.

Questo viaggio così difficile fu senza dubbio accompagnato da animali quali cani e muli. Probabilmente si accamparono per alcune notti, in quanto il viaggio sarebbe durato almeno tre o quattro giorni. 

Versetto 7: “Ed ella diè alla luce il suo figliuolo primogenito, e lo fasciò, e lo pose a giacere in una mangiatoia, perché non v’era posto per loro nell’albergo” (Luca 2:7).

Riflettiamo un attimo su questo versetto. È bene tenere a mente la cultura di quel tempo e di quella regione, e prendere in considerazione una parola dal testo originale in Greco.

Nella versione greca del Nuovo Testamento, la radice da cui è stata tradotta la parola albergo è kataluma.

Non esiste un equivalente nella nostra lingua. […] Una kataluma altro non era che una camera degli ospiti all’interno di un luogo di pernottamento provvisorio. 

A quel tempo gli alberghi non erano da intendere come quelli odierni.

Un alloggio in quella parte dell’Asia doveva fornire una sistemazione per le carovane che viaggiavano, tanto per le persone quanto per gli animali.

Le carovane venivano sistemate in quelli che allora venivano (e ancora oggi vengono) chiamati caravanserragli

Questo tipo di struttura ha di solito una forma rettangolare. Prevede un cortile centrale per gli animali, circondato da cubicoli recintati dove i viaggiatori potevano riposarsi.

Questi ambienti permettevano agli ospiti di trovarsi leggermente al di sopra dei loro animali e di sorvegliarli attraverso una porta aperta.

Quando ero giovane, ogniqualvolta che sentivo le parole “non vi era posto nell’albergo”, immaginavo un cartello con su scritto “OCCUPATO” posto fuori dagli alberghi locali, o che gli  albergatori fossero inospitali o addirittura ostili.

Una tale supposizione è probabilmente quanto di più lontano dalla verità. Le persone che vivevano in quella parte del mondo erano senza dubbio — allora come lo sono oggi — le più ospitali.

Specialmente in un periodo in cui la popolazione di Gerusalemme e i vicini di Betlemme erano sommersi da un enorme numero di parenti.

In un caravanserraglio gli animali venivano legati per la notte al centro del cortile. In quel cortile c’erano probabilmente degli asini, dei cani, delle pecore, e possibilmente dei cammelli e dei buoi, insieme agli escrementi e il lezzo causati dagli animali.

Dal momento che le camere che circondavano il cortile erano tutte occupate, Giuseppe decise probabilmente di far partorire Maria al centro del cortile di un caravanserraglio, tra gli animali.

Lì, in quelle umili circostanze nacque l’Agnello di Dio. 

I simboli dietro la nascita di Gesù

nascita di GesùPerché Luca menziona due volte il fatto che Gesù venne posto in fasce?

Qual è il significato di queste tre parole: “e lo fasciò”? Credo che vada oltre il semplice utilizzo di un panno o di un lenzuolo.

Nella versione greca del nuovo testamento troviamo un’unica parola, ovvero: spargano, che vuol dire avvolgere un bambino appena nato con un tessuto speciale le cui bande vengono fatte passare da un lato all’altro.

Il tessuto doveva mostrare il segno identificativo specifico della famiglia. Specialmente se si trattava della nascita del primogenito.

Ricorderete l’annuncio fatto dall’angelo alla nascita di Gesù:

“E questo vi servirà di segno: troverete un bambino fasciato e coricato in una mangiatoia”. Le fasce sarebbero state sicuramente un segno distintivo.

E che dire della mangiatoia? Come la parola stessa suggerisce, una mangiatoia è un contenitore per mangime situato in ogni stalla, dal quale gli animali possono nutrirsi.

Rialzata rispetto al suolo contaminato del cortile, una mangiatoia era probabilmente il luogo più pulito a disposizione. Così una semplice mangiatoia divenne la culla del nostro Signore! 

Oggi, a due millenni di distanza, nonostante non conosciamo tutti i dettagli relativi alla nascita di Gesù, sicuramente comprendiamo la discendenza straordinaria del Bambino di Betlemme.

Molte scritture ci chiedono “chi proclamerà la sua generazione?” (Isaia 53:8; Atti 8:33; Mosia 14:8; 15:10.)

Proclamiamo solennemente e con convinzione: Gesù nacque da un Padre immortale ed una madre mortale. Dal Padre immortale, Gesù ereditò il potere di vivere per sempre. Dalla madre mortale, ereditò il destino di una morte fisica. 

Egli stesso dichiarò tale realtà riguardo alla Sua vita:

“Nessuno me la toglie”, disse, “ma la depongo da me. Io ho potestà di deporla e ho potestà di ripigliarla. Quest’ordine ho ricevuto dal Padre mio” (Giovanni 10:18).

La necessità di un Salvatore

Un Salvatore che morirebbe per conoscerci

“One by One”, di Walter Rane.

Tali attributi così eccezionali erano necessari ai fini dell’Espiazione che avrebbe compiuto per i peccati di tutta l’umanità. Pertanto Gesù il Cristo nacque per morire.

Morì affinché noi potessimo vivere. Nacque affinché l’umanità intera potesse vivere oltre la tomba.

L’Espiazione fu compiuta nel Getsemani — dove sudò gocce di sangue — e sul Golgota (o Calvario) dove il Suo corpo venne innalzato su una croce al di sopra del luogo del teschio, che significava morte.

L’Espiazione infinita liberò l’uomo da una morte senza fine. L’Espiazione ha reso la Resurrezione una realtà, e il dono della vita eterna una possibilità per tutti coloro che avrebbero obbedito ai Suoi insegnamenti.

L’Espiazione è divenuta l’atto centrale di tutta la storia umana.  

I nostri ricordi di Natale vengono arricchiti da queste verità. Ognuno di noi che ha una testimonianza del Signore ha il privilegio nella fede di conoscere la Sua divina discendenza e di testimoniare che Gesù è [davvero] il Figlio del Dio vivente.

[…]

Tenendo tutto questo a mente, vorrei condividere con voi oggi un consiglio di conforto: Proviene dalla sezione 68 di Dottrina e Alleanze, dove leggiamo il comandamento del nostro Maestro:

“Pertanto, siate di buon animo e non temete, poiché io, il Signore, sono con voi e vi starò vicino; e voi porterete testimonianza di me, sì, Gesù Cristo; che io sono il Figlio del Dio vivente, che fui, che sono e che sto per venire” (DeA 68:6). 

Con amore ci aggrappiamo a tale promessa. Ci aspettano giorni difficili. Il peccato è in crescita.

Viviamo in un’epoca di guerre e rumori di guerre. I membri della chiesa subiranno degli attacchi e sopporteranno le persecuzioni. 

Gesù discese al di sotto di tutte le cose per essere elevato al di sopra di tutte le cose. Si aspetta che seguiamo il Suo esempio. Se porteremo il suo giogo, potremo superare tutte le sfide, a prescindere da quanto difficili esse siano.

Pietro ci offrì questo consiglio: “Ma se uno patisce come Cristiano, non se ne vergogni, ma glorifichi Iddio portando questo nome” (I Pietro 4:16).

È prossimo il tempo in cui coloro che non obbediranno al Signore saranno separati da coloro che obbediscono. La nostra più grande protezione è quella di mantenerci degni di essere ammessi nella sua Santa casa.

Quanto siamo benedetti nell’avere dei templi a disposizione! Il più grande dono che potete fare al Signore in questo o qualunque altro periodo dell’anno è di mantenervi puri dal mondo, e degni di entrare nella sua Santa dimora. 

Il dono che Lui farà a voi sarà la pace e la rassicurazione di sapere di essere degni di stare alla Sua presenza, quando sarà giunto il momento. 

Fratelli e sorelle, vi prego di innalzarvi al di sopra delle faccende quotidiane e degli ostacoli a venire. Potete fare molto più di tutte le commissioni trascritte sull’agenda.

Potete prendere il nome del Signore su di voi e diventare più simili a Lui. Potete realizzare il grandioso potenziale che è in voi. Potete prepararvi per il futuro con una maggiore capacità spirituale

Ricordate che la pienezza del ministero di Cristo risiede nel futuro. Le profezie riguardo alla Sua Seconda Venuta devono ancora essere adempiute.

A Natale, certamente, ci concentriamo sulla nascita di Gesù. Tuttavia, Egli tornerà. Durante la Sua Prima venuta Gesù venne quasi in segreto.

Solo poche persone sapevano della Sua nascita. Alla Sua Seconda Venuta l’umanità intera saprà che Egli è tornato.

Allora egli verrà non come “un uomo che cammina sulla terra” (DeA 49:22), ma la Sua gloria “sarà rivelata, ed ogni carne, ad un tempo, la vedrà” (Isaia 40:5).

In qualità di testimone speciale del Suo santo nome, attesto che Gesù è il Figlio divino del Dio vivente. Egli vi ama, vi sostiene e si manifesterà a voi se voi Lo amerete e obbedirete ai Suoi comandamenti (Giovanni 14:21).

Esprimo il mio amore per voi e vi benedico, augurandovi di passare un felice e sereno Natale, e lo faccio nel nome di Gesù Cristo, Amen.

“Ci è nato un Salvatore”: la vera storia dietro la nascita di Gesù è stato estratto da “Christ the Savior is Born”, un devozionale tenuto dall’allora anziano Russell M. Nelson, il 10 dicembre 2002 presso la Brigham Young University. Questo articolo è stato tradotto da Ginevra Palumbo.