Cosa vuol dire realmente donare il cuore a Dio? Ad ogni credente che si rispetti sarà capitato di porsi questa domanda a qualche punto della propria vita. Io credo di avere ricevuto parte della risposta alcuni anni fa durante una riunione sacramentale un po’ diversa dal solito. 

Epifanie spirituali

FSY Italia 2018; Weekend di addestramento per i futuri dirigenti.

Ero lì seduta tra le prime file della sala conferenze di un hotel, in mezzo ad una congregazione più numerosa di quella a cui sono abituata, più silenziosa di quella a cui sono abituata, e con molto più tempo a disposizione per riflettere e ponderare sul vero significato dell’ordinanza del sacramento.

Ricordo a un certo punto di aver guardato il fondo vuoto di quel bicchierino di plastica rigida, leggermente più grande di quelli che si utilizzano di solito, e in un impeto di contrizione spirituale aver pensato:

“Signore, cosa vuoi che metta dentro questo bicchierino?”.

Ovvero: “Signore, cosa vuoi che io porti sul Tuo altare? Dopo che Tu hai sacrificato così tanto per me, cosa posso io sacrificare per te? Di che cosa non mi sono ancora pentita?”.

Subito un pensiero attraversò la mia mente: “Senza riserve”. Capii subito cosa il Signore intendesse dire: “dammi tutta te stessa senza riserve, dammi il tuo cuore senza riserve”, e capii anche a cosa si riferisse esattamente. 

Purtroppo, la mia natura mi porta ad essere piuttosto gelosa del mio tempo.

Così, quando la situazione richiede di sacrificarne una parte per aiutare qualcuno, cerco in tutti i modi, e con molta fatica—mista a sensi di colpa e razionalizzazione—di trovare le soluzioni più disparate che mi permettano di aiutare la persona o la situazione in questione, senza allo stesso tempo dover rinunciare a quello che volevo io.

Insomma, cerco come si suol dire di avere la botte piena e la moglie ubriaca.

Va da sé che alla fine esca da queste situazioni estremamente stremata, e alle volte un po’ frustrata. 

Che si tratti di piccole rinunce quotidiane o di grandi rinunce singole, a qualche punto della nostra vita il Signore ci chiederà di sacrificare qualcosa “per Lui”.

Che ci piaccia o no, è un dato di fatto, e dobbiamo semplicemente accettarlo se il nostro principale obiettivo nella vita è quello di servire il Padre celeste e fare la Sua volontà; se vogliamo donare il cuore a Dio.

Ciò che fa la differenza nel risultato di tali sacrifici è il modo in cui noi reagiamo. Possiamo fare ciò che ci chiede il Signore di buon grado come Nefi, o possiamo farlo lamentandoci (ma farlo comunque) come fecero Laman e Lemuele. 

O peggio ancora, possiamo decidere di cominciare e poi tirarci indietro, come fece la moglie di Lot. È proprio su questo personaggio che vorrei soffermarmi, e sulla differenza di atteggiamento tra lei e Abrahamo nei confronti dei comandamenti di Dio.

Il sacrificio di Abrahamo: dalle prove scaturiscono le benedizioni

“Ricordate la moglie di Lot”

La moglie di LotFacciamo un breve resoconto di quello che successe. Dopo essersi separato da Abrahamo, Lot e la sua famiglia avevano deciso di stabilirsi dapprima alle porte (cattiva scelta) e poi dentro la città di Sodoma.

Quest’ultima, insieme alla città di Gomorra, aveva raggiunto un livello di malvagità tale da richiamare su di sé un’imminente distruzione.

Nella sua grande misericordia, e dietro richiesta di Abrahamo, Dio aveva comunque deciso di risparmiare le uniche persone rette rimaste a Sodoma, ovvero Lot, sua moglie e le sue due figlie, avvisandoli di lasciare la città prima che fosse completamente distrutta. 

Con un po’ di titubanza Lot e la sua famiglia si erano decisi a scappare, ma il Signore li aveva avvertiti di non “guardarsi indietro”. È a questo punto che la moglie di Lot commise un errore che le risultò fatale:

“Allora l’Eterno fece piovere dai cieli su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco, da parte dell’Eterno; ed egli distrusse quelle città e tutta la pianura e tutti gli abitanti delle città e quanto cresceva sul suolo.

Ma la moglie di Lot si volse a guardare indietro, e diventò una statua di sale” (Genesi 19:24-26).

A prima lettura ciò che accadde alla moglie di Lot potrebbe sembrare senza senso. Forse ci chiediamo anche se ci sia qualche significato metaforico dietro o se letteralmente fu tramutata in una statua di sale.

Questo non ci è dato di saperlo. Sappiamo però che in qualche modo venne distrutta anche lei, e sappiamo anche cosa rappresentò il fatto che si “volse indietro a guardare”.

Ce lo spiega bene Anziano Jeffrey R. Holland con la chiarezza e la franchezza che lo contraddistinguono da sempre:

“Cosa fece la moglie di Lot di così sbagliato? Da studente di storia vi ho pensato molto e offro una risposta parziale. A quanto pare, ciò che c’era di sbagliato in quello che fece la moglie di Lot non era solamente l’aver guardato indietro; nel suo cuore ella voleva tornare indietro.

Sembrerebbe che ancora prima di aver oltrepassato i confini della città, le mancasse già ciò che Sodoma e Gomorra le avevano offerto.

Come una volta disse l’anziano Neal A. Maxwell (1926–2004) del Quorum dei Dodici Apostoli, le persone come lei sanno di dover avere la loro residenza principale a Sion, ma sperano ancora di potersi tenere una casa per le vacanze a Babilonia.

È possibile che la moglie di Lot avesse guardato indietro con risentimento verso il Signore per quello a cui le stava chiedendo di rinunciare.

Sappiamo per certo che Laman e Lemuele si risentirono quando a Lehi e alla sua famiglia fu comandato di lasciare Gerusalemme.

Quindi non si tratta solamente del fatto che avesse guardato indietro, ma che avesse guardato indietro con nostalgia. In breve, il suo attaccamento al passato superava la sua fiducia nel futuro.

Questo, sembra, fosse almeno in parte il suo peccato.

Pertanto un modo più teologico di parlare della moglie di Lot è dire che non aveva fede. Ella dubitò dell’abilità del Signore di darle qualcosa di migliore di ciò che aveva già.

Sembra che ella pensasse che nulla di ciò che l’aspettava potesse essere buono quanto ciò che si stava lasciando dietro.

A [tutte le persone di] ogni generazione, […] dico: ‘Ricordatevi della moglie di Lot’ [Luca 17:32]. La fede guarda al futuro. La fede costruisce sul passato ma non anela mai a restare lì.

La fede ha fiducia che Dio abbia grandi cose in serbo per ciascuno di noi e che Cristo è davvero il ‘Sommo Sacerdote dei futuri beni’ (Ebrei 9:11)” (“Il meglio deve ancora venire”, Liahona, gennaio 2010, 17, 18, 21).”

In breve, la moglie di Lot non solo non rifuggiva “ogni empietà”, ma molto probabilmente vi si trovava molto a suo agio. Aveva lasciato Sodoma con le gambe ma i suoi desideri erano ancora radicati lì.

Non fu disposta a donare il cuore a Dio perché risiedeva ancora a Sodoma. 

L’atteggiamento di Abrahamo

Il sacrificio di Abrahamo-2La cosa forse più sconcertante sull’atteggiamento della moglie di Lot è che, in fin dei conti, la richiesta che Dio le aveva fatto, e che fece così tanto di malavoglia, era palesemente per il suo bene.

Doveva semplicemente fuggire da una città che stava per essere rasata al suolo.

Un po’ meno palese fu il motivo per cui Dio chiese ad Abrahamo di fare un sacrificio molto più grande di quello richiesto alla moglie di Lot. Conosciamo tutti bene la storia ma proviamo a ripassarla tramite le scritture:

“Dopo queste cose, avvenne che Iddio mise alla prova Abrahamo, e gli disse: ‘Abrahamo!’ Ed egli rispose: ‘Eccomi’. E Dio disse: ‘Prendi ora tuo figlio, il tuo unigenito, colui che ami, Isacco, e vattene nel paese di Moria, e lì offrilo in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò’. (Genesi 22:1-2).

Posso immaginare come Abrahamo possa aver sentito il sangue raggelarsi nelle vene dopo una richiesta del genere. Chiunque al posto suo avrebbe potuto a ragione ribellarsi o quanto meno porsi delle domande.

Il figlio che aveva atteso per così tanto tempo, e cui era stata promessa una posterità innumerevole doveva ora essere dato in sacrificio? Perché? Lui che era stato liberato dalle mani di finti sacerdoti che volevano sacrificarlo in nome di falsi dei, doveva adesso imporre lo stesso destino nefasto a suo figlio?

Ecco invece come reagì:

“E Abrahamo, levatosi la mattina di buon’ora, mise il basto al suo asino, prese con sé due dei suoi servitori e Isacco suo figlio, spaccò della legna per l’olocausto, poi partì per andare nel luogo che Dio gli aveva detto.”

Abrahamo non indugiò. Obbedì immediatamente e senza esitazione; senza riserve. Non si mise a razionalizzare, a mettere in dubbio la propria capacità di riconoscere la rivelazione personale.

SACRIFICIO DI ABRAHAMO

Il Sacrificio di Isacco di Caravaggio

Non cominciò a dire “è davvero Dio che me lo sta comandando o sono impazzito io?”. Abrahamo conosceva bene la voce di Dio, e sapeva che questa era la Sua volontà. E una volta appurato questo, non si chiese se ciò avesse senso oppure no.

Abrahamo si limitò ad obbedire, perché sapeva che, anche se al momento non poteva vederlo, probabilmente c’era uno scopo più alto che Dio aveva in mente, e che tutto alla fine sarebbe stato per il bene suo e quello di Isacco.

Non riesco nemmeno ad immaginare i sentimenti di dolore ed angoscia che abbia potuto provare Abrahamo nelle ore che seguirono questa rivelazione (e insieme a lui sua moglie Sarah, su cui ci sarebbe probabilmente da scrivere un articolo a parte).

Nondimeno, la sua fede era così grande da spingerlo ad obbedire ad occhi chiusi. Abrahamo era stato disposto a donare il cuore a dio, e con esso ciò che aveva di più caro al mondo, suo figlio Isacco.

Quale grande esempio di fede!

Alla fine, ciò che sembrava il sacrificio più grande di tutti si rivelò essere per Abrahamo solo un test, o una prova.

Per la sua felicità, un angelo gli impedì di uccidere il ragazzo, e le promesse precedentemente stabilite di una posterità numerosa come la rena del mare trovarono adempimento nella progenie di Isacco.

Noi siamo disposti a donare il cuore a Dio?

Ecco come diventare “uno” con la mente ed il cuore di DioPrima o poi, se non lo ha già fatto, anche a noi Dio chiederà di sacrificare qualcosa.

Che si tratti di abbandonare alcuni peccati o cattive abitudini in cui ci sentiamo a nostro agio, come nel caso di Lot e della sua famiglia, di sacrificare attivamente qualcosa cui teniamo molto, come nel caso di Abrahamo, o sopportare delle circostanze nelle quali ci troviamo senza il nostro volere.

La domanda è: come reagiremo noi? Seguiremo l’avvertimento del Signore di malavoglia guardandoci indietro come la moglie di Lot, o agiremo “la mattina seguente” come Abrahamo?

Ovviamente tutti vorremmo poter rispondere di essere come Abrahamo, ma la verità è che è molto più facile a dirsi che a farsi. Tutti pensiamo di essere come Nefi quando il Signore comanda qualcosa, ma quante volte mormoriamo come Laman e Lemuele quando ci viene richiesto di svolgere un servizio o ricoprire un incarico?

Se queste parole ci suonano familiari e richiamano alla nostra mente qualche episodio che abbiamo vissuto, allora forse è il momento di pentirsi e cambiare rotta. 

In un bellissimo discorso tenuto durante la conferenza di Aprile del 2017, Anziano Gary B. Sabin ha detto:

“Il Signore richiede il cuore e una mente ben disposta. Tutto il nostro cuore! Quando siamo battezzati, veniamo immersi totalmente come simbolo della nostra promessa di seguire il Salvatore completamente, non a metà.

Quando siamo impegnati appieno e non ci risparmiamo, i cieli sono scossi per il nostro bene. Quando siamo tiepidi o devoti solo parzialmente, ci lasciamo sfuggire alcune delle più grandi benedizioni del cielo.

Forse dovremmo studiare con maggior intento, pregare più ferventemente oppure, semplicemente, lasciare andare alcune cose in modo da poterci aggrappare a ciò che conta davvero. Potremmo aver bisogno di lasciar andare il mondo, così da poterci aggrappare all’eternità.”

donare il cuore a DioPuò essere più semplice agire subito quando ci ricordiamo che qualunque cosa Dio ci chieda è sempre per il nostro bene. Quando ci ricordiamo del Suo infinito amore per noi. Alla fine, anche quella che ci sembra la più grande delle perdite sarà per noi una vittoria.

È semplice da mettere in pratica? Probabilmente no. Possiamo sforzarci ogni giorno di accrescere la nostra fede e la capacità di obbedire più prontamente? Assolutamente sì. 

Sforzandoci ogni giorno di fare le piccole cose che il Signore ci chiede di fare, col tempo saremo in grado di fare anche le più grandi, e sapremo davvero cosa vuol dire donare il cuore a Dio. 

Cosa vuol dire donare il cuore a Dio “senza riserve”? È stato scritto da Ginevra Palumbochatta con noi