Nostro nipote Gavin è nato senza la parte inferiore del braccio sinistro. Invece di una mano, ha quello che noi chiamiamo affettuosamente la sua “nocciolina”.

Sebbene il suo difetto congenito non lo abbia rallentato molto e di certo non si consideri handicappato, si accorge di essere diverso dagli altri. Adesso ha un’età in cui è cosciente degli sguardi e dei commenti scortesi.

Alcuni anni fa, durante la decorazione della casa per Natale, nostra figlia tirò fuori un presepe fatto in legno d’ulivo che le avevamo regalato per Natale diversi anni prima, quando vivevamo in Israele.

Una delle braccia del bambino Gesù, intagliate nel legno, si era spezzata. Era così piccolo che nessuno di noi l’aveva nemmeno notato prima. Eppure Gavin, di tre anni, se ne accorse.

“Mamma, guarda!” esclamò eccitato un giorno. “Gesù ha una protuberanza proprio come me!”. Era elettrizzato dal fatto che anche Gesù avesse una “nocciolina”.

Sua madre gli spiegò che Gesù non aveva davvero una nocciolina, ma che capiva esattamente com’era, per Gavin, averne una.

In quel tenero momento di insegnamento, nostra figlia gli insegnò cosa fosse la risurrezione, l’amore perfetto del Salvatore e come l’Espiazione di Cristo ci assicura che, un giorno, Gavin avrà una mano ed un braccio come tutti gli altri.

Ci ho pensato molto e voglio condividere alcuni dei miei pensieri sulle braccia: le nostre e quelle di Cristo.

Le amorevoli braccia di Gesù Cristo

le amorevoli braccia di Gesù CristoSpiritualmente parlando, ognuno di noi, che sia nato sano o meno, ha un difetto. Quel difetto è che siamo mortali. Come ci ha descritto re Beniamino, siamo tutti uomini e donne “naturali”, caduti, “nemici di Dio” (Mosia 3:19).

Le nostre braccia mortali, non importa quanto siano forti, diligenti o produttive, non potranno mai salvarci e portarci nel regno celeste di Dio. È solo tramite l’espiazione del Salvatore che possiamo essere salvati.

Le braccia di Gesù Cristo non solo ci salvano, ma ci rafforzano. Questo è ciò che chiamiamo grazia.

La guida alle scritture definisce la grazia come il “potere abilitante” di Cristo. L’anziano David A. Bednar del Quorum dei Dodici Apostoli ha insegnato:

“Il potere abilitante dell’Espiazione di Cristo ci rafforza per fare cose che non potremmo mai fare da soli.”

Il nostro Padre celeste vuole che riconosciamo che, spiritualmente parlando, siamo come bambini nati senza braccia – totalmente dipendenti dalle braccia amorevoli e premurose di un altro: Gesù Cristo.

Il profeta Giacobbe, nel Libro di Mormon, insegnò:

“Il Signore Dio ci mostra la nostra debolezza affinché possiamo sapere che è per la Sua grazia e la Sua grande condiscendenza verso i figlioli degli uomini, che abbiamo il potere di fare queste cose” (Giacobbe 4:7).

Uno dei miei racconti scritturali preferiti, che illustra questo importante principio, si trova in Matteo capitolo 14.

Quando i discepoli videro il Salvatore camminare sul mare di Galilea e andare verso la loro barca, pensarono di vedere un fantasma. Gesù li assicurò che fosse Lui e che non dovevano aver paura.

Pietro dichiarò: “Signore, se sei tu, comandami di venire a te sulla acque” (versetto 28). Gesù disse: “Vieni”. Matteo quindi scrive:

“E Pietro, smontato dalla barca, camminò sulle acque e andò verso Gesù” (vedere Matteo 14:24–29).

Il resto della storia è ciò che trovo più significativo. Non posso parlare in riferimento al camminare sull’acqua, ma posso relazionarmi a ciò che Pietro visse in seguito:

“Ma vedendo il vento, ebbe paura; e cominciando a sommergersi, gridò: Signore, salvami! E Gesù, stesa subito la mano, lo afferrò e gli disse: O uomo di poca fede, perché hai dubitato?

E quando furono montati nella barca, il vento s’acquetò. Allora quelli che erano nella barca si prostrarono dinanzi a lui, dicendo: Veramente tu sei Figliuol di Dio!” (Matteo 14:30–33).

Tutti noi abbiamo vissuto, stiamo vivendo o vivremo ancora un’esperienza di “annegamento” simile, in un qualche modo, a quella di Pietro. Ad un certo punto (probabilmente molte volte), grideremo: “Signore, salvami”.

Anche le forti braccia del pescatore Pietro non erano abbastanza forti da salvarlo.

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Aveva bisogno delle braccia di Gesù Cristo ed anche noi. Riuscite ad immaginare Pietro che annega, la testa che ondeggia sotto la superficie dell’acqua, il Salvatore che allunga le braccia e lui dice: “No, grazie. Nuoterò fino a riva.

Sto annegando, quindi mi devo salvare”? Ovviamente no. Quanto è ridicolo! Eppure, a volte, facciamo proprio questo.

Sappiamo, nella nostra testa, che le nostre braccia e le nostre mani mortali sono carenti (in effetti, del tutto incapaci di salvarci o redimerci) ma a volte resistiamo, indietreggiamo persino, di fronte alle braccia tese del Salvatore.

A volte, anneghiamo spiritualmente perché non permettiamo alle Sue braccia di cullarci. L’anziano Jeffrey R. Holland del Quorum dei Dodici ha affermato, in modo eloquente:

“Possa io essere abbastanza coraggioso da suggerire che è impossibile per chiunque conosca veramente Dio dubitare della sua disponibilità a riceverci a braccia aperte, in un abbraccio divino, se soltanto vogliamo ‘venire a Lui’…

Sono convinto che nessuno di noi possa apprezzare quanto profondamente ferisce il cuore amorevole del Salvatore, quando scopre che il Suo popolo non ha fiducia nelle Sue cure o nelle Sue braccia.”

Le Scritture contengono molti riferimenti alle braccia di Gesù Cristo. Descrivono diversi modi in cui le Sue braccia rafforzano le nostre e benedicono la nostra vita.

Desidero concentrarmi su tre punti che, sebbene legati tra essi, sono unici in quello che fanno per noi e a noi: le Sue braccia di potere, le Sue braccia d’amore e le Sue braccia di misericordia.

Braccia di potere

His Hand is Stretched Out Still by Yongsung Kim

His Hand is Stretched Out Still by Yongsung Kim

Sono convinto che uno dei motivi per cui le Scritture sono così piene di esempi ed insegnamenti del maestoso potere di Dio è mostrarci che niente è troppo difficile per il Signore (vedere Genesi 18:14).

Mosè dichiarò:

“Il Signore è la mia forza… ed è diventato la mia salvezza: è il mio Dio… La tua mano destra [o braccio], o Signore, è divenuta gloriosa in potenza” (Esodo 15:2,6).

Davide sapeva che Dio era più potente di Golia (vedere 1 Samuele 17). Elia sapeva e dimostrò con un fuoco divorante che il potere di Geova era maggiore del potere di Baal e di tutti i suoi sacerdoti (vedere 1 Re 18).

Allo stesso modo, Shadrac, Meshach e Abed-nego potrebbero testimoniare che le fornaci ardenti non possono essere paragonate neanche ad una candela, letteralmente e simbolicamente, di fronte alla gloria ed al potere del Figlio dell’uomo (vedere Daniele 3).

Le sue braccia di potere hanno creato “mondi innumerevoli” (Mosè 1:33), hanno diviso il Mar Rosso, placato le tempeste, nutrito la moltitudine, guarito i malati e resuscitato i morti.

Le Sue braccia di potere si vedono nella natura, nella Sua compassione per gli oppressi, nel Suo perdono ai pentiti e nella Sua vendetta sui malvagi.

Tutt’intorno a noi, sia materialmente che spiritualmente, vediamo l’adempimento delle parole del Signore nella sezione 1 di Dottrina e Alleanze: “E il braccio del Signore sarà rivelato” (versetto 14).

Quando comprendiamo e accettiamo più pienamente, come dichiarò Nefi, che “Egli è il più potente di tutta la terra” (1 Nefi 4:1), possiamo confidare più profondamente nelle Sue braccia di potere, permetterci più pienamente di essere sostenuti da esse e fare meno affidamento sul braccio di carne, sulle nostre piccole braccia.

Quando riconosciamo le braccia di potere del Signore ed impariamo ad affidarci alle Sue ampie braccia, confidiamo più pienamente nelle Sue promesse. Le Sue promesse di potere, protezione, soccorso e forza sono troppo numerose per essere citate. Le scritture ne sono piene:

  • Isaia 41:10: “Tu, non temere, perché io son teco; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia.”
  • Giovanni 14:18,27: “Non vi lascerò orfani; tornerò a voi… Io vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti.”
  • Alma 36:3: “Chiunque riporrà la sua fiducia in Dio (nelle sue braccia di potere) sarà sostenuto nelle sue prove, nelle sue difficoltà e nelle sue afflizioni, e sarà elevato all’ultimo giorno.”
  • DeA 84:88: “Poiché andrò davanti al vostro volto. Sarò alla vostra destra e alla vostra sinistra, e il mio Spirito sarà nel vostro cuore e i miei angeli tutt’attorno a voi per sostenervi.”

Oltre alle promesse scritturali ed alle promesse fatte dai profeti e dagli apostoli moderni, ognuno di noi è beneficiario delle promesse personali del potere di Dio nella nostra vita.

Queste promesse ci giungono sotto forma di benedizioni del sacerdozio da parte di patriarchi, padri e vescovi, insegnanti familiari ed amici fidati.

Grazie alle braccia di potere del Signore, possiamo confidare in quelle promesse e sapere che siamo tenuti saldamente a ciò che Amulec ha descritto come le “armi della salvezza” (Alma 34:16).

Le promesse di potere e protezione di Dio sono sicure. Il presidente George Q. Cannon (1827–1901) dichiarò:

“Non importa quanto sia grave la prova, quanto profonda sia l’angoscia, quanto grande sia l’afflizione, Egli non ci abbandonerà mai. Non l’ha mai fatto e non lo farà mai. Non può farlo. Non è nel Suo carattere.

È un essere immutabile; lo stesso ieri, lo stesso oggi e sarà lo stesso per tutte le ere eterne a venire. Abbiamo trovato quel Dio. Lo abbiamo reso nostro amico, obbedendo al Suo Vangelo; e Lui ci starà accanto.

Potremmo passare attraverso la fornace ardente; possiamo passare attraverso acque profonde; ma non saremo né consumati né sopraffatti.

Usciremo da tutte queste prove e difficoltà, migliori e più puri grazie ad esse, se solo confidiamo nel nostro Dio ed osserviamo i Suoi comandamenti.”

Braccia d’Amore

Stretti tra le amorevoli braccia di Gesù Cristo

Havenlight Yongsung Kim – The Hand of God

Lehi, nel discorso finale alla sua famiglia, testimoniò: “Ma ecco, il Signore ha redento la mia anima dall’inferno; ho contemplato la sua gloria e sono eternamente circondato dalle braccia del suo amore” (2 Nefi 1:15).

Quella frase – “eternamente circondato dalle braccia del suo amore” – è forse la frase più profonda e profondamente personale di tutta la sacra scrittura. Sono arrivato a capire sempre di più questo passaggio dall’esperienza personale.

Diversi anni fa ero un nuovo presidente di missione in difficoltà, che cercava di tenersi su anche se sentiva che stava cadendo a pezzi.

Ero sopraffatto dai problemi e dalle pressioni di presiedere una missione, tormentato dai miei sentimenti di inadeguatezza e da quanto mi sentissi impreparato ed indegno. Avevo un disperato bisogno di forza e di spiritualità.

Quando si concluse un seminario dei presidenti di missione di area, ero in un momento emotivo e spirituale molto basso.

Per alcuni giorni eravamo stati istruiti dalle autorità generali in visita, in tutte le cose che dovevamo fare per addestrare meglio i missionari e per portare avanti più efficacemente l’opera del regno.

Era stato sia stimolante che intimidatorio, intimidatorio perché sentivo che, rispetto ad altri presidenti di missione, non ero all’altezza.

Al termine del seminario, partecipammo ad una sessione nel tempio di Winter Quarters, in Nebraska.

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Nella stanza celeste, il presidente Dieter F. Uchtdorf, allora membro della Presidenza dei Settanta, salutò ogni presidente di missione con un caloroso abbraccio e le parole: “Ti voglio bene.”

Non sono sicuro che si ricordi di averlo fatto, ma non lo dimenticherò mai. Potrebbe non essere stato un grosso problema per lui o per gli altri, ma fu un momento di trasformazione immane per me.

Sentii l’amore del Salvatore emanare da questa speciale testimonianza, fin nella mia anima. Era come se fossi stato abbracciato dal Signore stesso, ero veramente circondato dalle braccia dell’amore del Maestro.

Quell’abbraccio e le parole “Ti voglio bene” e “Stai facendo un ottimo lavoro” mi rafforzarono, ispirarono e motivarono più di tutto l’insegnamento e la formazione ricevuti negli incontri precedenti.

Le perfette ed infinite braccia d’amore del Salvatore ci danno la forza di sopportare il dolore e le difficoltà, il potere di resistere alla tentazione ed il coraggio di osservare i comandamenti anche se veniamo derisi e disprezzati da coloro che sono nell’ “edificio grande e spazioso” (1 Nefi 11:36).

Dalle sue esperienze personali, Paolo comprese chiaramente il potere rinforzante delle braccia d’amore del Signore. Ha testimoniato:

“Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Tribolazione, angoscia, persecuzione, fame, nudità, pericolo o spada?

Poiché sono persuaso, che né la morte, né la vita, né gli angeli, né i principati, né i poteri, né le cose presenti, né le cose a venire, né l’altezza, né la profondità, né nessun’altra creatura potrà separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù nostro Signore” (Romani 8:35,38–39).

Braccia di misericordia

Gesù il CristoAlma ricordò al suo popolo che Cristo “rivolge un invito a tutti gli uomini, poiché le braccia della misericordia sono stese verso di loro” (Alma 5:33). Pensate a cosa significhi veramente quell’invito.

Pensate a cosa possono fare per voi le Sue braccia di misericordia. Quando sarete stretti tra le Sue braccia di misericordia, arriverete a conoscere la pace e la gioia di essere puri, perdonati dai vostri peccati tramite la Sua misericordia espiatoria.

Vedrete il mondo e tutta l’eternità con occhi nuovi grazie alla compagnia dello Spirito Santo.

Sentirete ed amerete più profondamente perché Egli, come dichiarò il profeta Ezechiele, “porterà via il cuore di pietra dalla vostra carne” e vi darà “un nuovo cuore” ed “un nuovo spirito” e “camminerete secondo le mie leggi e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni” (Ezechiele 36:26–27).

Ho fatto un’esperienza che mi ha fatto intravedere cosa significhi essere stretti tra le braccia della Sua misericordia. Ero così commosso e motivato dalla mia esperienza con il presidente Uchtdorf che decisi di seguire il suo esempio con i miei missionari.

Portammo ogni gruppo di missionari in partenza, nel loro ultimo giorno di missione, al tempio di Nauvoo, Illinois, per una sessione di investitura.

Li salutai mentre entravano nella stanza celeste con un grande abbraccio e le parole “ti voglio bene”.

Espressi il mio profondo apprezzamento per il loro servizio e per il fatto che ora potevano tornare a casa con onore. Sentivo ogni parola, ma devo ammettere che era più facile esprimere quei sentimenti ad alcuni missionari che ad altri.

Un anziano, in particolare, mi aveva dato molti problemi. In più di un’occasione gli avevo detto che l’avrei rimandato a casa. Mi prometteva sempre che si sarebbe sforzato di più, cosa che faceva per un pò.

Ma, poi, il ciclo ricominciava daccapo: disobbedienza, ammonimento, pentimento, rinnovata determinazione e poi rallentamento. Volevo davvero che completasse la sua missione in modo onorevole, cosa che alla fine fece.

Appena entrato nella stanza celeste, lo salutai con il consueto abbraccio e il quasi obbligato “ti voglio bene”. Le lacrime gli scorrevano sul viso. Tutto il suo corpo fu scosso dal pianto.

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Quando riuscì a parlare, mi sussurrò più e più volte: “Grazie per avermi concesso misericordia”. Fu un momento tenero e anch’io piansi. Il mio amore per lui in quel momento era illimitato.

Poi è successo. Ho capito. Quasi come se il velo si fosse aperto, ho percepito il giorno in cui avrei abbracciato il Salvatore e, con lacrime di gratitudine ed amore, avrei detto anche io: “Grazie per avermi offerto misericordia.”

Quanto sono grato per le braccia di misericordia del Signore. Sono grato che mi abbia salvato, non solo dalla morte fisica e dal peccato, ma anche da me stesso: le mie paure, il mio scoraggiamento, i miei dubbi e i miei sentimenti di inadeguatezza.

In verità, le Sue braccia di misericordia sono armi di sicurezza e protezione. Mormon ci ricorda che se il suo popolo si fosse pentito e avesse seguito fedelmente il Salvatore avrebbe potuto “essere stretto tra le braccia di Gesù” (Mormon 5:11).

Nonostante i nostri successi, talenti e desideri di rettitudine, siamo deboli, spiritualmente senza armi. A volte sentiamo ciò che Ammon ha dichiarato:

“Sì, io so che non sono nulla; quanto alla mia forza, sono debole; dunque non mi vanterò di me stesso, ma mi vanterò del mio Dio, poiché nella sua forza io posso fare ogni cosa” (Alma 26:12).

Ammon sapeva quali braccia gli davano la forza di compiere potenti miracoli e proclamare il Vangelo. Per parafrasare le sue parole: “Stretto tra le braccia di Gesù Cristo, posso fare ogni cosa”.

Possiamo esercitare una fede maggiore nelle braccia del Signore: le sue braccia di potere, le sue braccia d’amore e le sue braccia di misericordia.

Possiamo permetterci di essere cullati, essere sollevati ed essere confortati tra quelle braccia.

A loro volta, le nostre braccia, la nostra determinazione e la nostra devozione saranno rafforzate. Rendo testimonianza della realtà vivente di Gesù Cristo e della veridicità del Suo vangelo.

Ho assistito al potere abilitante della grazia del Signore che ci autorizza ad agire e a fare sempre meglio. Ho sperimentato quel potere. Ho sentito le Sue braccia intorno a me. Che tutti noi possiamo essere “stretti tra le braccia di Gesù Cristo.”

Uno dei motivi per cui le Scritture sono così piene di esempi ed insegnamenti del maestoso potere di Dio è di mostrarci che nulla è troppo difficile per il Signore.

Anche le forti braccia del pescatore Pietro non erano abbastanza forti da salvarlo. Aveva bisogno delle braccia salvatrici di Cristo ed anche noi.

Quando riconosciamo le braccia del potere del Signore ed impariamo ad appoggiarci ad esse, confideremo più pienamente nelle Sue promesse a noi.

Le braccia perfette ed infinite dell’amore del Salvatore ci danno la forza per sopportare il dolore e le difficoltà, il potere di resistere alla tentazione ed il coraggio di osservare i comandamenti.

Alma ricordò al Suo popolo che Cristo “manda un invito a tutti gli uomini, poiché le braccia della misericordia sono tese verso di loro”.

Possiamo esercitare una fede maggiore nelle braccia di Gesù Cristo: le Sue braccia di potere, le Sue braccia di amore e le Sue braccia di misericordia.

Stretti tra le amorevoli braccia di Gesù Cristo è stato tradotto da Cinzia Galasso. Da un discorso tenuto ad un devozionale della BYU – Idaho il 29 settembre 2009. Per il testo completo in inglese visitare web.byui.edu/devotionalsandspeeches/speeches.aspx .