In una lezione di “Vieni e seguitami”, siamo stati invitati a “vivere una legge superiore, ad essere giusti non solo nelle nostre azioni esteriori ma anche nei nostri cuori”.

Se viviamo questa legge superiore e ci pentiamo, chiediamo perdono e veniamo a Lui, il Salvatore ha promesso che ci riceverà (3 Nefi 12:24).

A volte la legge superiore potrebbe sembrare impossibile da rispettare dal momento che, come esseri mortali, ogni giorno commettiamo degli errori.

Ma i dirigenti della Chiesa ci hanno ricordato che non dobbiamo essere troppo duri con noi stessi.

Nel suo discorso alla Conferenza Generale di Ottobre del 1995, l’allora anziano Russell M. Nelson disse che “gli uomini sono affinché possano provare gioia, non sensi di colpa!”.

Promise anche che se ci sforziamo di osservare una legge superiore, amare Dio ed osservare i Suoi comandamenti, troveremo in serbo per noi delle benedizioni eterne, inclusi “troni, regni, principati, poteri e domini”.

È vero che non possiamo ricevere queste benedizioni da soli, poiché è soltanto attraverso il sacrificio espiatorio del Salvatore che possiamo tornare al nostro Padre in cielo.

Ma nel frattempo possiamo sforzarci di osservare le Sue leggi e comprenderle più pienamente. Così facendo, possiamo valutare la nostra vita e determinare come diventare più simili al Salvatore che, come dice “Vieni e seguitami”, è “l’unico che può salvarci e perfezionarci”.

La legge superiore

Rispettare i comandamentiPer comprendere la legge superiore che Cristo delinea in 3 Nefi, può essere utile dare un’occhiata alla legge che l’ha preceduta: la legge di Mosè.

In un articolo dell’Ensign del 1991, Larry E. Dahl, professore emerito di storia e dottrina della Chiesa, discute di come la contesa, la rabbia, l’adulterio, il divorzio e la lussuria fossero tutte questioni che gli israeliti dovevano affrontare nell’antichità.

Confrontiamo la legge di Mosè con la nuova legge superiore che il Salvatore da ai Nefiti quando visita le Americhe.

Ad esempio, in 3 Nefi 12:38–42, invece di esigere “occhio per occhio” o “dente per dente”, Dahl spiega che Cristo dice ai Nefiti di porgere l’altra guancia e di amare i propri nemici “affinché possiate essere figli del Padre vostro che è in cielo.”

“Ma non siamo già tutti figli del nostro Padre celeste?” chiede Dahl. “Sebbene Dio sia il Padre dei nostri spiriti, qui è implicita un’altra dimensione dell’essere Suoi figli: diventare ‘figli e figlie generati da Dio’ tramite l’Espiazione di Cristo (DeA 76:24).

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Allora diventiamo “figli” nell’esaltata famiglia di Dio, coeredi con Cristo di tutto ciò che il Padre ha.”

La legge superiore, quindi, richiede un approccio più spirituale che letterale, poiché il Salvatore ci chiede di diventare come Lui.

David Butler parla di come il Salvatore chiede ai Nefiti di riformulare il loro modo di pensare quando si tratta di vivere questa legge superiore.

“La cosa fantastica qui è che Egli offre un nuovo modo di pensare alla legge. La legge superiore è un modo di pensare.

E pensarci significa mettere in relazione una legge interiore con una legge esteriore. È come dire: ‘Voglio che tu pensi a ciò che hai dentro, mentre ti approcci ad esso’”.

Un vantaggio del vivere la legge “interiore” o “superiore”, aggiunge la conduttrice Emily Belle Freeman, è che ti avvicina al tuo Padre celeste e ti incoraggia ad essere più connesso allo Spirito.

“Quando viviamo una legge interiore, o una legge superiore, essa richiede davvero che ci impegnamo con il Padre, il Figlio e lo Spirito, e pensiamo: ‘Ok, come dovrei affrontare questa situazione?’ Tutto insieme può sembrare davvero troppo da affrontare, ma poco alla volta non così tanto.”

La legge superiore e l’adempimento di Cristo della legge mosaica sono stati evidenziati nello studio di questa settimana, “Io sono la legge e la luce”.

Tammy Uzelac Hall richiama l’attenzione su 3 Nefi 12:17–18, che recita:

“Non pensate che io sia venuto per distruggere la legge o i profeti. Non sono venuto per distruggere ma per adempiere; poiché in verità vi dico, non è passato uno iota né un apice dalla legge, ma in me tutto si è adempiuto.”

Nell’analizzare questi versetti per capire come Cristo adempì la legge, Tammy spiega cosa sono uno “iota” e un “apice” nella lingua ebraica – piccoli segni che cambiano la pronuncia di una parola – e il loro significato simbolico nelle Scritture.

“E così ecco Gesù Cristo che dice: ‘Ascolta, non un piccolo punto, non un piccolo trattino sarà perso o dimenticato. Ricorderò tutto e tutto avrà un senso’” dice Tammy.

“Sta dicendo che ogni singolo minuscolo aspetto della legge sarà adempiuto dalla Sua opera di espiazione, morte e risurrezione. Niente e nessuno sarà dimenticato.”

Lenna Panisi Loveridge, ha aggiunto i suoi pensieri su come la legge superiore può portarci conforto oggi e su come è rassicurante che tutto si adempirà tramite Cristo.

“In realtà mi da molta pace” dice. “Abbiamo queste leggi e questi comandamenti e la promessa che, per quanto imperfettamente stia cercando di mantenerli, Egli ne sta prendendo atto e tutto è adempiuto.

E quindi, per me, è un conforto sapere che tutto viene contato e tutto viene annotato, ogni iota, ogni apice.”

Essere perfetti

Gesù risortoIl manuale “Vieni e seguitami” evidenzia uno standard della legge superiore che Cristo dichiara in 3 Nefi 12:48:

“Perciò vorrei che foste perfetti, come me, o come il Padre vostro che è in cielo è perfetto.”

Anche se questo può sembrare un compito impossibile, in un discorso tenuto alla Conferenza Generale dell’Ottobre 1995, l’allora anziano Russell M. Nelson ha ricordato ai Santi degli Ultimi Giorni che “il Signore non da’ comandamenti a cui è impossibile obbedire”.

Guardando alle origini della parola “perfezione” così come è usata nel Nuovo Testamento, il presidente Nelson ha spiegato quanto segue:

“In Matteo 5:48 il termine perfetto è stato tradotto dal greco teleios, che significa “completo”.

Teleios è un aggettivo derivato dal sostantivo telos, che significa “fine”.

La forma infinita del verbo è teleiono, che significa “raggiungere un fine lontano, essere completamente sviluppato, consumare o finire”.

Si noti che la parola non implica “libertà dall’errore”; implica “raggiungere un obiettivo lontano”.

Infatti, quando gli scrittori del Nuovo Testamento greco volevano descrivere la perfezione del comportamento – la precisione o l’eccellenza dello sforzo umano – non impiegavano una forma di teleio, sceglievano, invece, parole diverse.”

Il presidente Nelson ha continuato citando un altro esempio scritturale della parola “perfetto”.

“Con questa informazione in mente, consideriamo un’altra dichiarazione molto significativa fatta dal Signore.

Appena prima della Sua crocifissione, disse che “il terzo giorno sarò perfezionato”. Pensate a questo!

Il Signore, senza peccato e senza errori, già perfetto per i nostri standard mortali, ha proclamato il Suo stato di perfezione che sarebbe arrivato nel futuro.

La Sua perfezione eterna avrebbe seguito la Sua risurrezione e il conferimento di ‘ogni potere’… in cielo e in terra”.

Pertanto, la realtà delle nostre imperfezioni non deve essere scoraggiante, perché, come ha detto il presidente Nelson, la perfezione è un obiettivo a lungo termine.

“La perfezione che il Salvatore immagina per noi è molto più che una vita senza errori.

È l’eterna aspettativa espressa dal Signore nella sua grande preghiera di intercessione al Padre, che possiamo essere resi perfetti e dimorare con loro nelle eternità a venire”, ha detto.

L’anziano Jeffrey R. Holland ha anche testimoniato che abbiamo il potenziale divino per diventare come Dio e che il Signore non ci ha mai dato un comandamento che non possiamo osservare.

Nel discorso tenuto alla Conferenza Generale di Ottobre 2017, “Voi dunque siate perfetti, alla fine”, l’anziano Holland dice:

“Viviamo nel mondo teleste, che si scrive con la t non la c.

Come ha insegnato il presidente Russell M. Nelson, qui sulla terra la perfezione è ancora “in corso”.

Credo che Gesù non avesse in programma che il proprio sermone su questo argomento fosse recepito come un martello verbale con cui colpirci per i nostri limiti qui sulla terra.

No, credo che Egli volesse che fosse un tributo a chi e a cosa Dio, il Padre Eterno, è e a ciò che possiamo ottenere nell’eternità con Lui”.

Benedizioni promesse

eterna alleanza

Fonte: LDS.org

In 3 Nefi 13:33 ai Nefiti era stato promesso che se prima avessero cercato i comandamenti di Dio, ogni cosa sarebbe stata data loro.

Se prendiamo a cuore le parole dei profeti del passato e del presente sul rispetto della legge superiore, sicuramente sperimenteremo anche la felicità e scopriremo che tutte le cose ci vengono date, come Dio ha promesso.

In un video di Church News, il presidente Nelson ha parlato di come le benedizioni derivano dalla conoscenza delle leggi di Dio. Che queste leggi siano fisiche o spirituali, ha detto, non possono essere negate.

“La legge divina è incontrovertibile” ha spiegato. “Tutti ricevono una benedizione da Dio perché sono obbedienti alla legge che riguarda quell’ambito.

Il nostro lavoro è insegnare alle persone queste leggi eterne. Sono chiamati comandamenti, ma sono veri quanto la legge delle leve, la legge di gravità, la legge che governa il battito cardiaco.”

Seguire le leggi porta felicità garantita, ha testimoniato il presidente Nelson.

“Diventa una formula piuttosto semplice” ha detto. “Se volete essere felici, osservate i comandamenti.”

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Questo articolo è stato originariamente scritto da Danielle Christensen ed è stato pubblicato su ldsliving.com, intitolato Why the ‘higher law’ in 3 Nephi isn’t as impossible to live as it sounds. Italiano ©2020 LDS Living, A Division of Deseret Book Company | English ©2020 LDS Living, A Division of Deseret Book Company.