Volevo raccontarvi che ho trovato la chiesa di Gesù Cristo tramite i social network. Ecco la mia storia: dopo essermi diplomato presso la scuola superiore, mi stavo preparando per andare avanti con la mia vita.

Prima della fine del mio primo anno di università, la maggior parte dei miei amici del liceo aveva lasciato quella zona e aveva iniziato una vita propria.

Ero triste nel vederli andare via, ma orgoglioso del fatto che stessero facendo qualcosa per sé stessi.

Anche se mi erano rimasti pochi amici nelle vicinanze, c’era in me la sensazione che avessi bisogno di fare delle nuove amicizie, in qualche modo.

Ho trovato la Chiesa tramite Facebook

Così ho fatto quello che la maggior parte dei 19enni avrebbe fatto: mi sono fidato dei social media per vedere cosa avrei potuto organizzare.

Un nome risaltava più degli altri. La conoscevo dalla scuola media e, in realtà, non avevo parlato molto con lei al liceo, ma ho pensato che valesse la pena provarci.

Ha risposto subito e mi ha invitato a partecipare a qualcosa chiamato “Istituto” quella sera stessa. Essendo una persona puntuale, la mia prima preoccupazione è stata quella di arrivare in tempo.

Il mio lavoro non mi avrebbe permesso di andare prima delle 19:30, che era l’orario in cui l’attività sarebbe iniziata, ma ero stato informato che, anche se avessi tardato, sarebbe andato bene lo stesso, perché accadeva anche con altri giovani che raggiungevano il posto direttamente dopo il lavoro.

Così, dopo essere arrivato, ho trovato un posto a sedere e ho ascoltato la lezione. Si basava su Dottrina e Alleanze, che mi è stato detto fosse un libro di Scritture che il profeta Joseph Smith ricevette per noi, in tempi moderni.

Era davvero il luogo ideale da cui iniziare il mio viaggio. Quella sera c’erano delle sensazioni molto forti e ho voluto saperne di più su questa nuova strana religione.

E’ stato un processo lento, ma ho deciso di frequentare almeno un’attività a settimana.

Ho anche partecipato ad una riunione domenicale di digiuno e testimonianza dove è stata menzionata la possibilità di preparare del cibo per gli altri da portare ad un’attività chiamata serata familiare e sono stato invitato a partecipare.

Quella prima domenica il mio modo di approcciare a tutto questo era ancora basato sul verificare soltanto che posto fosse quello e soprattutto perché una bella ragazza mi aveva invitato.

Questo mio modo di vedere cambiò piuttosto rapidamente. Diverse settimane più tardi, venni avvicinato da un missionario in una sala della chiesa. Anziano Ben Lewis venne da me e mi chiese: “Ehi, sei un membro?”.

Alzai lo sguardo e risposi rapidamente: “Sì!” e mi avviai verso la cappella, pensando di essere a posto per altri ulteriori incontri con gli anziani.

Come accennato in precedenza, partecipavo a tutti i tipi di attività e, in poco tempo, tutto era diventato familiare. Un sentimento di appartenenza di un qualcosa di speciale iniziava a crescere nel mio cuore.

Una sera, qualche giorno dopo, il nostro insegnante di Istituto insistette perché facessimo una serata di conoscenza degli altri.

Ero preoccupato, ma andai lo stesso perché a nessuno piace essere la persona che non partecipa a qualcosa alla quale il tuo insegnante vuole tu partecipi.

In quel momento particolare avevo due amici, in chiesa. Uno però non c’era e l’altro amico era in coppia con uno studente diverso, quindi io ero solo per l’attività o almeno così pensavo.

Guardai la coppia di missionari nella stanza e, con mio sgomento, il missionario che aveva ricevuto da me la risposta: “Sì, sono un membro” era il mio compagno per quell’attività.

La conversazione che avemmo fu qualcosa di simile: egli mi chiese “Quante volte hai letto il Libro di Mormon?”.

Alla mia risposta “Nessuna” sembrò un po’ scioccato, ma proseguì chiedendomi: “Hai letto una qualsiasi parte del Libro di Mormon?”.

Diedi la stessa risposta, nessuna, ed egli allora mi chiese: “Qual è la tua lezione preferita?” ed io risposi “Non ho ricevuto nessuna lezione!”.

Se avessi guardato abbastanza attentamente avrei visto i suoi occhi mostrare degli enormi punti interrogativi, come se non riuscisse a credere che non avessi sentito una qualunque delle lezioni missionarie.

“Aspetta… quindi non sei un membro?” mi chiese. “No, non lo sono!”. La conversazione finì con me che mi impegnavo a ricevere le lezioni.

Il mio viaggio verso il battesimo è stato tutt’altro che facile. Amo la mia famiglia con tutto il cuore e mia madre era contraria al battesimo.

Ma se aveste cresciuto i vostri figli in un modo e, all’improvviso, essi vogliono vivere in un modo diverso, chi non sarebbe contrario?

Quello di cui non ci rendevamo conto, mia madre ed io, era che non sarebbe cambiato molto tra di noi; in realtà ci sarebbe stata un’aggiunta di verità e di bontà a quello che già sapevamo.

Abbiamo discusso fino alle lacrime e non è stato facile. In fine è arrivato il giorno del mio battesimo.

C’erano dipendenze e altre abitudini terribili che dovevano essere gestite, in modo da essere pronto per quel momento.

Questi vizi mi hanno seguito oltre il giorno del mio battesimo e c’è voluto un po’ di tempo, per me, per capire che fossero un problema.

Per esempio, bevevo occasionalmente e avevo l’abitudine di bestemmiare come uno scaricatore di porto, tra le altre abitudini delle quali avevo il bisogno di disfarmi.

Come ho fatto con questi e altri problemi? Esattamente come faccio oggi: prego sempre, rimango attivo in Chiesa e partecipo alle varie attività che ci sono durante la settimana e la domenica.

So che il Libro di Mormon è molto reale e molto vero. I principi insegnati in esso e nella Bibbia non sono solo un modo per avere successo spiritualmente in questa vita, ma per averlo anche da un punto di vista temporale.

Ci sono state molte esperienze negative nella mia vita, come il dover lasciare il campo di missione prima del dovuto ed essere respinto da qualcuno che amavo.

C’è stata la depressione, i problemi di autostima e la lista continua. Ho avuto molti motivi per gettare la spugna sulla mia conversione.

Queste esperienze non sono che un piccolo momento, nella storia della mia vita. La cosa importante è che la vera chiesa di Dio è qui sulla terra oggi.

So che se lascio che le avversità e le esperienze negative mi definiscano, allora dov’è la mia fede in Lui?

Cristo ha sentito il nostro dolore. Non possiamo mai dirGli: “Tu non sai come mi sento”. Tutti noi dobbiamo vivere momenti tristi, per apprezzare i bei momenti.

Dobbiamo applicare regolarmente l’espiazione nella nostra vita. Sono così grato a Facebook perché, cercando un’amica, sono arrivato alla Chiesa.

Cordiali saluti, Matt Howard

Questo articolo è stato scritto da Mark Albright e pubblicato sul sito ldsmag.com e stato tradotto da Cinzia Galasso.