In quanto membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, crediamo che gli esseri umani siano letteralmente figli spirituali di un Padre Celeste che li ama indistintamente, poiché tutti sono uguali dinanzi a Dio. Ma anche noi ci guardiamo l’un l’altro allo stesso modo?

Pandemia del razzismo

Nella storia del mondo, come un virus che scatena una pandemia, il razzismo ha attraversato i secoli, passando da nazione a nazione, da popolo a popolo, imponendo un gioco di ruolo sempre uguale: persecutore e perseguitato, carnefice e vittima, razza superiore e razza inferiore.

Parole che si ripetono, che si vestono di nuove ideologie, nascondendo un atteggiamento sempre uguale, che si applica alla minoranza da perseguitare in un dato momento storico: uomini e donne, bianchi e neri, cristiani ed ebrei, solo per citarne alcuni.

Ma la diversità è una caratteristica dell’essere umano. Ognuno di noi appartiene, al tempo stesso, ad una maggioranza e ad una minoranza, sia essa etnica, sociale, culturale o politica.

Eppure, tanti tra noi continuano a restare legati all’idea che chi è diverso sia pericoloso o inferiore, senza rendersi conto della verità pura e semplice: ogni persona vissuta sulla terra condivide con chiunque altro la cosa che più conta, il suo retaggio.

Siamo tutti figli spirituali di un Padre Celeste che ci ha creati, ha creato le nostre differenze e ci ama esattamente come siamo, ognuno per le proprie particolarità.

In questi giorni, gli Stati Uniti sono attraversati da un’ondata di manifestazioni di protesta, alcune pacifiche, altre decisamente meno, scaturita dall’ennesimo episodio di razzismo avvenuto a Minneapolis, in Minnesota, pochi giorni fa.

George Floyd, un uomo di colore di 46 anni, è stato fermato dalla polizia ed è morto per soffocamento, dopo essere stato tenuto a terra, con un ginocchio sul collo, per oltre 8 minuti.

In quegli istanti interminabili, mentre altri 3 poliziotti guardavano la scena senza reagire e mentre i passanti si fermavano a riprendere quanto stesse accadendo, alcuni provando ad intervenire ma senza successo, l’uomo continuava a ripetere di non riuscire a respirare.

Quando è stata chiamata l’ambulanza e sono arrivati i soccorsi, era ormai troppo tardi.

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Tutti sono uguali dinanzi a Dio

Tutti sono uguali dinanzi a DioL’episodio è stato riportato da ogni giornale, telegiornale, social media ed in molti hanno espresso il loro punto di vista a riguardo; tanto se ne è parlato e se ne continua a parlare.

Anche il presidente della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, Russell M. Nelson, ha condiviso un messaggio sui canali social, per esprimere il suo pensiero su questo e sui tanti altri episodi di razzismo che si verificano ogni giorno nel mondo. Ecco alcune delle sue parole:

“Ci uniamo alle numerose persone in questa nazione e nel mondo che sono profondamente addolorate per le recenti dimostrazioni di razzismo e per lo sfacciato disprezzo per la vita umana…

Il Creatore di tutti noi ci chiede di abbandonare atteggiamenti di pregiudizio nei confronti di qualsiasi gruppo di figli di Dio…

Noi crediamo nella libertà, nella gentilezza e nell’equità per tutti i figli di Dio!

Vogliamo essere chiari: noi siamo fratelli e sorelle e siamo tutti figli di un amorevole Padre nei cieli…

Dobbiamo coltivare un rispetto fondamentale per la dignità umana di ogni anima, a prescindere da quale sia il suo colore, il suo credo o la causa che ha abbracciato, e dobbiamo adoperarci instancabilmente per costruire ponti che portino alla comprensione invece che muri finalizzati alla segregazione.

Imploro ciascuno di noi a lavorare insieme per perseguire la pace, il rispetto reciproco e un’effusione di amore per tutti i figli di Dio.”

Nel Libro di Mormon, in 2 Nefi 26:33 leggiamo: “…e invita tutti loro a venire a lui e a prendere parte alla sua bontà; e non rifiuta nessuno che venga a lui, bianco o nero, schiavo o libero, maschio o femmina; ed egli si ricorda dei pagani; e tutti sono uguali dinanzi a Dio, sia i Giudei che i Gentili”.

Leggendo le scritture, la Bibbia come il Libro di Mormon, vediamo che l’unica differenza che viene fatta è quella tra chi segue il Signore e chi non lo fa; impariamo che ad ognuno viene sempre data un’altra possibilità attraverso la capacità di pentirsi, riscattarsi, avere un mutamento di cuore e diventare una persona migliore.

A nessuno è preclusa la salvezza. A nessuno vengono voltate le spalle. Indipendentemente dal colore della pelle o da qualunque altra differenza.

Ognuno di noi è chiamato a seguire l’esempio perfetto di Gesù Cristo e fare del proprio meglio per essere più simile a Lui.

Episodi come quello avvenuto di recente sono lesivi della dignità umana ma, soprattutto, danno modo alla parte più violenta e rabbiosa di alcuni esseri umani di trovare sfogo in atti di vandalismo ed ulteriore violenza, generando una spirale da cui è sempre più difficile uscire.

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Non rispondere alla violenza con la violenza

Non rispondere alla violenza con la violenzaNel libro di Mormon, in Alma 27, viene narrato un episodio che mi lascia meravigliata ogni volta che lo leggo. Faccio una piccola premessa: dopo diverse guerre tra Nefiti e Lamaniti, una piccola parte di questi ultimi si era convertita grazie alla predicazione di Alma e aveva preso su di sé il nome di Anti-Nefi-Lehi.

Per dimostrare davanti al Signore la sua disposizione a non peccare più, aveva fatto un giuramento tramite il quale si impegnava a non versare più sangue umano. In Alma 24:17-18 leggiamo infatti:

“Essi presero le loro spade e tutte le armi che erano usate per versare sangue umano e le seppellirono profondamente nella terra. E fecero questo, essendo ai loro occhi una testimonianza a Dio, e anche agli uomini, che essi non avrebbero mai più usato delle armi per versare sangue umano”.

Nel capitolo 27, i Lamaniti attaccano nuovamente i Nefiti e il popolo di Anti-Nefi-Lehi. E nel versetto 3 si legge: “Ora, questo popolo rifiutò di nuovo di prendere le armi e si lasciò uccidere secondo i desideri dei suoi nemici”.

Ogni volta che leggo queste parole mi fermo a pensare, ad immaginare. Questo popolo, che pure aveva combattuto in passato, sceglie di non versare più sangue umano, si converte e vuole essere trovato senza macchia dinanzi a Dio.

Non credo sia stato facile. Eppure, nella sua scelta di non reagire, dimostra di credere davvero che tutti sono uguali dinanzi a Dio: i Lamaniti non sono più il nemico da eliminare, i cattivi da distruggere.

I Lamaniti sono, anch’essi, figli di Dio. E gli Anti-Nefi-Lehi, pur di non ucciderli, preferiscono morire.

Ogni volta mi commuove leggere la loro storia. Ogni volta credo che, in quella semplice scelta, in quel non voler rispondere alla violenza con la violenza, ci sia la soluzione a tanti mali dell’umanità.

Siamo miliardi, su un unico pianeta, miliardi sono già passati. Spesso temiamo le differenze, senza renderci conto che in esse vi è racchiusa la vera ricchezza dell’umanità.

Spesso ci fermiamo davanti all’apparenza, e non vediamo quella scintilla di divinità che brilla in ogni singolo essere umano e che ci rende davvero tutti uguali dinanzi a Dio.

Abbiamo la soluzione a molti dei problemi che affliggono l’umanità: amare come Dio ci ama e prendere esempio da Lui e da Suo figlio Gesù Cristo, senza respingere nessuno.