Come membri della chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, ci troviamo spesso a dover rispondere ad alcune domande poste dagli amici non appartenenti alla chiesa.

Tra queste, alcune riguardano l’apostasia. Come e quando ha avuto inizio la Grande Apostasia nella chiesa primitiva? Quali pratiche vengono considerate “apostasia”?

L’organizzazione della chiesa primitiva

Ai tempi del Salvatore, l’organizzazione della chiesa includeva sia le autorità del sacerdozio generali che quelle locali:

“È lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo.

Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore” (Ef 4:11-13).

I pastori corrispondevano ai vescovi, e presiedevano alle congregazioni locali, chiamate “rami”.

Ad esempio, Paolo (che fu chiamato come apostolo dal Salvatore) e il suo compagno di ministero Timoteo, si rivolsero ai santi (membri della chiesa) di Filippi e ai loro vescovi e diaconi in questi termini:

“Paolo e Timoteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi. Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo” (Filippesi 1:1-2).

L’inizio della Grande Apostasia

Gli apostoli erano le autorità generali del sacerdozio, con giurisdizione sull’intera chiesa (vedere Matteo 10:1-22).

I vescovi potevano essere chiamati e ordinati esclusivamente dagli apostoli. Ma i dodici apostoli originali furono tutti messi a morte, ad eccezione di Giovanni “il prediletto”, che fu esiliato sull’isola di Patmos.

Con la morte dell’ultimo apostolo, si perse l’autorità generale del sacerdozio sulla chiesa.

I dirigenti locali continuarono a detenere il sacerdozio per un breve periodo, ma quando anche i vescovi che presiedevano ai rami della chiesa morirono o furono uccisi, l’autorità del sacerdozio locale svanì a sua volta.

L’apostasia raggiunse dunque il culmine, in quanto non vi era più nessuno che detenesse l’autorità del sacerdozio per presiedere sulla chiesa.

Inoltre, non soltanto l’autorità del sacerdozio andò persa, ma la dottrina stessa della chiesa, secondo quanto insegnato dal Salvatore, venne travisata e modificata, e la verità non venne più insegnata.

In Atti 20:28-30 Paolo predice l’apostasia che sarebbe venuta, con le seguenti parole:

“Prestate quindi attenzione a voi stessi e a tutto il gregge, sul quale lo Spirito Santo vi ha fatto sorveglianti, per nutrire la chiesa di Dio, che ha acquistato con il suo stesso sangue.

Perché io so che dopo la mia partenza arriveranno in mezzo a voi dei lupi che non risparmieranno il gregge. Anche tra voi sorgeranno uomini che diranno cose perverse, per attirare i discepoli”.

Paolo illustra questo concetto in 2 Tessalonicesi:

“Ed ora, fratelli, per quanto riguarda il ritorno del nostro Signore Gesù Cristo e del nostro incontro con lui, vi raccomando una cosa: non lasciatevi confondere le idee dalle dicerie, secondo le quali il giorno del ritorno del Signore sarebbe imminente.

Se qualcuno vi racconta di aver avuto delle visioni o dei messaggi speciali da Dio in proposito, oppure delle lettere che fanno passare per nostre, non ci credete.

Non lasciatevi ingannare da ciò che dicono, perché il giorno del ritorno del Signore non arriverà prima che siano accadute due cose: dapprima il periodo di grande ribellione contro Dio, poi lʼapparizione sulla scena mondiale dellʼuomo della ribellione e della perdizione, il figlio dellʼinferno.

Egli è lʼavversario che si mette al di sopra di tutto ciò che è chiamato «Dio» o è oggetto di adorazione, fino al punto di sedersi nel tempio di Dio e pretendere di essere Dio” (2 Tessalonicesi 2:1-4).

Le conseguenze dell’apostasia

Con la perdita dell’autorità del sacerdozio, e con il conseguente allontanamento dell’influenza dello Spirito Santo, la dottrina rivelata dal Salvatore fu presto travisata e modificata, fino a quando gli insegnamenti basilari del Salvatore andarono persi.

A causa di questa apostasia, che portò ad un allontanamento dalla dottrina di salvezza insegnata dal Salvatore, la conoscenza sulla natura stessa di Dio Padre e del suo Figlio unigenito, Gesù Cristo, andò persa.

Le controversie sulla natura di Dio e di Gesù Cristo divennero ben presto causa di divisione tra i cristiani, al punto che l’imperatore Costantino, nel grande concilio di Nicea del 325 d.C., risolse la questione con una scissione che portò alla fondazoine della chiesa cattolica romana e della Chiesa ortodossa orientale.

Questo articolo è stato pubblicato sul sito askgramps.org e tradotto da Cinzia Galasso.