Come Santi degli Ultimi Giorni, sappiamo che questo versetto è vero poiché i conflitti sono sparsi su tutta la terra.

Ma come dovremmo sentirci noi membri riguardo a questo argomento? Dovremmo avere paura della guerra? E quali conseguenze hanno le nostre scelte in questa situazione?

Come sottolinea l’articolo della Chiesa sulla guerra disponibile sul sito churchofjesuschrist.org:

“Il Signore non approva la guerra a meno che non sia l’unico mezzo a disposizione dei santi per difendere le loro famiglie, le loro proprietà, i loro diritti e privilegi e la loro libertà”.

I profeti della Chiesa hanno detto molto sulla moralità della guerra, su come dovrebbero agire i membri della Chiesa nell’eventualità di un conflitto, e cosa succede a coloro che muoiono in combattimento.

Russell M. Nelson

Russell M. Nelson

Fonte: LDS.org

Quando era un apostolo, il presidente Russell M. Nelson ha parlato di pace e guerra in un discorso tenuto alla Conferenza Generale di Ottobre 2002, intitolato “Beati quelli che s’adoperano alla pace”.

Nel suo discorso, il presidente Nelson ha fatto notare che in DeA 98:16 ci viene insegnato a “rinunciare alla guerra e proclamare la pace” e ad “amare il prossimo tuo come te stesso” (Matteo 22:39).

Tuttavia, il presidente Nelson ha condiviso anche il fatto che i singoli membri della Chiesa possono ricevere la chiamata alle armi:

“«Noi crediamo di dover essere soggetti ai re, ai presidenti, ai governanti ed ai magistrati, di dover obbedire, onorare e sostenere le leggi»

quindi i membri di questa Chiesa saranno chiamati a svolgere il servizio militare in molte nazioni.

Noi crediamo che i governi furono istituiti da Dio per il beneficio dell’uomo, e che egli considera gli uomini responsabili dei loro atti relativi ad essi, sia nel fare le leggi che nell’amministrarle, per il bene e la sicurezza della società.”

Parlando della moralità della partecipazione alla guerra, quando ci viene richiesto di “proclamare la pace”, il presidente Nelson ha condiviso anche alcuni esempi nelle Scritture di persone fedeli al Vangelo che hanno partecipato a guerre e battaglie, inclusi gli antichi profeti nefiti.

È tramite il loro esempio che possiamo vedere le circostanze in cui i membri possono essere chiamati ad andare in guerra.

Leggi anche: Guerre o rumori di guerra? Percepire la violenza in un mondo di pace

“Se i Santi degli Ultimi Giorni sono chiamati ad andare in battaglia, possono guardare all’esempio del capitano Moroni, il grande capo militare nel Libro di Mormon.

Sebbene fosse un potente guerriero, ‘non si dilettava nello spargimento di sangue’ (Alma 48:11).

Egli era ‘fermo nella fede in Cristo’ e la sua unica ragione per combattere era ‘difendere il suo popolo, i suoi diritti, il suo paese e la sua religione’ (Alma 48:13).

I Santi degli Ultimi Giorni devono andare in guerra e devono andarvi con uno spirito di verità e rettitudine, con il desiderio di fare il bene, devono andare con l’amore nel loro cuore per tutti i figli di Dio, inclusi quelli appartenenti alla fazione opposta”.

E sebbene la guerra e gli atti di terrorismo abbiano imperversato sulla terra sin dai giorni di Caino, il presidente Nelson ha dichiarato che la pace e una vita pacifica siano ancora possibili, attraverso il Vangelo:

“Isaia profetizzò la speranza per i nostri giorni. Parlando del raduno di Israele e della restaurazione della Chiesa tramite il profeta Joseph Smith, Isaia scrisse:

‘Avverrà in quel giorno che il Signore stenderà di nuovo la Sua mano, per la seconda volta, per recuperare il resto del Suo popolo…

Ed Egli alzerà un vessillo per le nazioni, e riunirà gli emarginati d’Israele, e radunerà i dispersi di Giuda dai quattro angoli della terra.’

Queste profezie di speranza potrebbero concretizzarsi se i leader e i cittadini delle nazioni applicassero gli insegnamenti di Gesù Cristo.

La nostra potrebbe quindi essere un’epoca di pace e progresso senza precedenti”.

Gordon B. Hinckley

Meno di un mese dopo i mortali attacchi terroristici dell’11 Settembre 2001, il presidente Gordon B. Hinckley si trovava sul pulpito, alla Conferenza Generale, proprio mentre erano in corso gli attacchi missilistici in Afghanistan.

Parlando ad un pubblico consapevole di questi atti di guerra e conflitti in tutto il mondo, il presidente Hinckley illustrò il modo in cui i membri avrebbero potuto andare avanti durante la guerra nel suo discorso “I tempi in cui viviamo”:

“Miei cari fratelli e sorelle, dobbiamo fare il nostro dovere a prescindere da quello che sarà. Può non esserci la pace per un periodo.

Alcune nostre libertà possono essere ridotte. Possiamo essere disturbati. Possiamo essere anche chiamati a soffrire in un modo o in un altro.

Ma Dio, il nostro Padre eterno, si prenderà cura di questa nazione e di tutte quelle che Lo cercano. Egli ha dichiarato:

«Beata la nazione il cui Dio è l’Eterno» (Salmi 33:12).

La nostra sicurezza è nel pentimento. La nostra forza viene dall’obbedienza ai comandamenti di Dio. Siamo devoti. Preghiamo per la giustizia.

Preghiamo per le forze del bene. Tendiamo una mano per aiutare gli uomini e le donne di buona volontà di qualsiasi religione siano e ovunque vivano.

Ergiamoci inamovibili contro il male, ovunque siamo.

Siamo degni delle benedizioni del cielo, facendo dei cambiamenti nella nostra vita dove necessario e volgendo lo sguardo a Lui, il Padre di tutti noi. Egli disse:

«Fermatevi… e riconoscete che io sono Dio» (Salmi 46:10)”.

Oltre ad avvertire i membri di essere frugali, avere scorte di cibo e saldare i debiti, il presidente Hinckley chiarì che i membri non dovrebbero perseguitare coloro che sono innocenti semplicemente perché appartengono alla stessa religione ed etnia di coloro che commettono atti di violenza.

“Non è una questione di cristiani contro musulmani. Sono lieto di vedere che è stato donato cibo per il popolo affamato di una nazione bersaglio.

Abbiamo stima dei nostri vicini musulmani in tutto il mondo e speriamo che coloro che vivono secondo i principi della loro fede non soffrano.

Chiedo, in particolare, che la nostra gente non diventi una schiera che perseguita gli innocenti. Piuttosto, che possiamo essere cordiali e aiutare, proteggere e sostenere.

Sono le organizzazioni terroristiche che devono essere smascherate e annientate…”

Il presidente Hinckley lo ha ribadito anche nel suo discorso della Conferenza Generale del 2003, “Guerra e pace”:

“In primo luogo, sia chiaro che non abbiamo alcun contrasto con il popolo musulmano o con coloro che appartengono a qualsiasi altra fede.

Riconosciamo e insegniamo che tutti i popoli della terra appartengono alla famiglia di Dio.

E poiché Egli è nostro Padre, siamo fratelli e sorelle con obblighi familiari gli uni verso gli altri.”

Ecco, quindi, come dovremmo agire durante i periodi di guerra e conflitto: dobbiamo rivolgerci al Signore, vivere una vita frugale e non perseguitare mai persone di nazionalità, etnia o religione diverse dalle nostre.

Harold B. Lee

Harold B. LeeIn qualità di profeta durante la fine della guerra nel Vietnam, il presidente Harold B. Lee ne vide gli effetti sui membri, incluso il dolore per l’indicibile perdita in combattimento di persone care.

Nel 1971, parlando durante una funzione commemorativa per i Santi degli Ultimi Giorni che avevano perso la vita nella guerra in Vietnam, il presidente Lee offrì messaggi di speranza a coloro che stavano subendo questa dolorosa perdita:

“Un’altra domanda posta spesso è: ‘Perché mio figlio o mio fratello o mio marito o il mio fidanzato non sono stati protetti sul campo di battaglia come lo sono stati altri che testimoniano di essere stati miracolosamente risparmiati?’

Le persone che hanno perso i loro cari sono spesso turbate dalle testimonianze intrise di fede di coloro che sono stati miracolosamente risparmiati.

Potrebbero dire: “Perché è successo a mio figlio (o a mio marito o a mio fratello o al mio fidanzato)?”.

Anche se questa domanda potrebbe non ricevere mai una risposta in questa vita, ci vengono fornite alcune illuminanti osservazioni nelle sacre scritture…

Negli annali del Libro di Mormon abbiamo le parole del profeta Moroni, che rimproverò erroneamente Pahoran per la sua apparente negligenza, mentre i suoi nemici stavano uccidendo migliaia dei suoi fratelli. Moroni scrisse a Pahoran:

“Poiché così tanti vostri fratelli sono stati uccisi, supponete sia stato a causa della loro malvagità? Io vi dico: Se lo avete supposto, avete supposto invano; poiché vi dico che ve ne sono molti che sono caduti per la spada, ed ecco, ciò è a vostra condanna; poiché il Signore permette che i giusti siano uccisi affinché la sua giustizia e i suoi giudizi possano cadere sui malvagi; perciò non dovete supporre che i giusti siano perduti perché sono stati uccisi; ma ecco, essi entrano nel riposo del Signore loro Dio’ (Alma 60:12–13).

“Il peccato, come ha detto Moroni, ricade su coloro che siedono sui loro seggi di potere e ‘in uno stato di stupore sconsiderato’ (Alma 60:7), in una frenesia di odio, che bramano il potere e il dominio ingiusto sui loro simili e che hanno messo in moto forze eterne che non comprendono o non possono controllare.

Dio, a suo tempo, emetterà una sentenza su tali capi”.

Anche se potremmo non sapere esattamente perché alcuni cari vengono miracolosamente risparmiati mentre altri muoiono in combattimento, sappiamo che, secondo il presidente Lee, le “forze eterne” faranno emettere una sentenza sugli autori della guerra, “per le forze distruttive che hanno liberato”.

Due Santi degli Ultimi Giorni in Ucraina decidono di servire il prossimo

E anche se può sembrare che le promesse fatte a questi santi, specialmente nelle benedizioni patriarcali, siano ora nulle, il presidente Lee ha spiegato come si possa ancora accedere alle benedizioni nella vita a venire.

Citando un patriarca al funerale di un missionario ritornato, il presidente Lee ha detto:

“Quando un patriarca pronuncia una benedizione ispirata, tale benedizione abbraccia l’intera vita, non solo questa fase che chiamiamo mortalità”.

“‘Se abbiamo speranza in Cristo solo in questa vita, siamo i più miseri tra tutti gli uomini’, disse l’apostolo Paolo.

Se non comprendiamo questa grande verità, saremo miserabili nel momento del bisogno e, talvolta, la nostra fede potrà essere messa alla prova.

Ma se abbiamo una fede che guarda oltre la tomba e confida nella divina provvidenza per mettere tutte le cose nella giusta prospettiva a tempo debito, allora abbiamo speranza e le nostre paure si calmano”.

Dalle parole del presidente Lee impariamo che non sappiamo perché alcuni vengono risparmiati sul campo di battaglia mentre altri no, ma le promesse fatte loro, attraverso le loro benedizioni patriarcali, continueranno nelle eternità a venire.

Paura della guerra e delle conseguenze per la vita eterna

Paura della guerraDurante il secondo conflitto mondiale, la Prima Presidenza (allora composta da Heber J. Grant e dai suoi consiglieri, J. Reuben Clark e David O. McKay) rilasciò una dichiarazione.

Citata anche dai profeti seguenti, la dichiarazione ha chiarito la posizione della Chiesa sulla guerra e sui soldati che partecipano al combattimento.

“La Chiesa è e deve essere contro la guerra…

Non può considerare la guerra come un mezzo giusto per risolvere controversie internazionali; questo dovrebbe e potrebbe avvenire – e le nazioni concordano – mediante negoziati e compromessi pacifici”, si legge nella dichiarazione.

“La Chiesa stessa non può fare la guerra, a meno che, e fino a quando, il Signore non emetterà nuovi comandamenti…

Ma i membri della Chiesa sono cittadini e soggetti a sovranità su cui la Chiesa non ha alcun controllo”.

Affermando che la Chiesa è contraria alla guerra, mantenendosi in armonia con l’insegnamento di DeA 98:16, il presidente Lee riconosce comunque che i membri sono soggetti a sovranità.

E  questo è in armonia con il 12° Articolo di Fede:

“Noi crediamo di dover essere soggetti ai re, ai presidenti, ai governanti ed ai magistrati, di dover obbedire, onorare e sostenere le leggi” (Articoli di Fede 1:12).

La dichiarazione dice anche che i santi chiamati “al servizio armato di qualsiasi paese cui debbano fedeltà, hanno il dovere civico di soddisfare tale chiamata.

Se, ascoltando quella chiamata e obbedendo a coloro che li comandano, prenderanno le vite di coloro che combattono contro di loro, questo non li renderà degli assassini…

Perché sarebbe un Dio crudele quello che punisce i Suoi figli per atti da loro compiuti come innocenti strumenti di un sovrano cui Egli ha detto di obbedire e alla cui volontà non erano in grado di opporsi”.

Mentre noi come membri dovremmo cercare la pace, ci possono essere momenti in cui siamo chiamati a partecipare ai conflitti, ed è nostro “dovere civico” soddisfare quella chiamata, senza aver paura della guerra e delle conseguenze per la nostra vita eterna.

chatta con noiPaura della guerra: ecco cosa hanno detto i profeti è stato originariamente scritto da Katie Lambert ed è stato pubblicato su ldsliving.com, intitolato What Prophets Have Said About War. Italiano ©2020 LDS Living, A Division of Deseret Book Company | English ©2022 LDS Living, A Division of Deseret Book Company